Pisanu: «Non ho commesso alcun reato»

Sulle intercettazioni interviene anche Marcello Pera: il Csm intervenga a «bloccare il malcostume che ciclicamente avvelena la vita pubblica del Paese»

Anna Maria Greco

da Roma

Pera: «Attacco mediatico a Pisanu, intervenga il Csm». Ghedini: «La pubblicazione delle intercettazioni è una grave violazione della legge». Follini: «Marini tuteli il ministro uscente». Ronchi: «Una barbarie». Cento: «Evitare odiosa gogna mediatica».
Coinvolto nel Calciogate per le sue telefonate con Luciano Moggi, Giuseppe Pisanu ha dietro le spalle una Cdl che gli fa scudo e in sua difesa si alza anche qualche voce dall’Unione. Il presidente del Senato Marini annuncia che investirà della vicenda la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. Ma Pisanu non tace e replica in prima persona. Precisa di conoscere Moggi da circa 40 anni: «Sui miei rapporti con lui non ho nulla da nascondere». Il ministro dell’Interno quasi «ex» sottolinea che le intercettazioni telefoniche pubblicate da alcuni quotidiani, come il Giornale, «non hanno rilevanza penale» e si rammarica che siano state «divulgate arbitrariamente, gettando ombre» sulla sua condotta come esponente del governo-Berlusconi. «Mi auguro - conclude - che i magistrati adottino le misure più opportune».
Orgoglioso della sua amicizia con Pisanu si dice Rinaldo Carta, presidente nella passata stagione della Torres, la squadra sassarese in difficoltà per la quale il ministro chiedeva aiuto all’ex direttore generale della Juventus. Carta ammette anche di essere amico di Moggi e di avergli chiesto aiuto per «risollevare» la Torres, «ma solo dal punto di vista tecnico». Luciano, infatti, mandò a Sassari l’allenatore Antonello Cuccureddu e i giocatori Luci, Bartolucci, Urbano e Pederzoli, di proprietà della Juve. «È stata una collaborazione più che lecita - dice Carta -, come ne abbiamo avuto anche con altre società. Il resto sono esagerazioni, che respingo al mittente con forza e veemenza». L’ex patron dei sassaresi ricorda di essere andato a Torino per vedere una partita della Juventus e di aver incontrato Moggi, per soli cinque minuti. Non ha ricevuto alcuna notifica dalla magistratura che indaga sullo scandalo del calcio, ma è «pronto a presentarsi», se necessario.
Nessun commento, invece, dall’allenatore della Torres, Antonello Cuccureddu, in quota Gea; né dal direttore sportivo della squadra, Raffaele Auriemma. Quest’ultimo dice solo di non aver sentito Moggi ultimamente, ma di non rinnegare la sua amicizia con lui.
«Totale solidarietà» a Pisanu viene espressa da Domenico Nania di An, «per l’inqualificabile ed indegna pubblicazione di notizie arbitrarie e di nessuna rilevanza penale, che mirano soltanto a infangarlo». Di «uso indebito» delle intercettazioni parla l’azzurro Fabrizio Cicchitto. Se i magistrati prevedevano conseguenze penali, dice, avrebbero dovuto inviarle al tribunale dei ministri, ma visto che non è così avrebbero dovuto distruggerle. Invece, sono state passate alla stampa: «Il caso è increscioso e presenta evidenti e gravi irregolarità». Per Alfredo Mantovano di An «il solo effetto che determinano è di dar ragione a chi sostiene che la giustizia penale si interessa di molto fumo e di tanta polvere».
Per questo Marcello Pera di Fi giudica opportuno che il Consiglio superiore della magistratura intervenga «in maniera esemplare per bloccare questo malcostume che ciclicamente avvelena la vita pubblica del Paese». Ma non basta, per l’azzurro Niccolò Ghedini, secondo il quale il nuovo governo dovrà «riprendere immediatamente il progetto sul divieto di divulgazione delle intercettazioni per evitare il perpetuarsi di accadimenti siffatti».
Nel centrosinistra solo Paolo Cento, coordinatore dei Verdi, invita alla cautela sulle intercettazioni che riguardano Pisanu. Secondo lui «l’errore più grande» del ministro degli Interni uscente è consistito, piuttosto, «nell’amplificare l’emergenza della violenza negli stadi con decreti speciali e repressivi, come se il male del calcio fossero i tifosi e le curve», mentre è necessario affrontare «l’intreccio di rapporti tra i vertici del mondo del calcio e la politica, gli evidenti conflitti di interesse e le oggettive forme di condizionamento».
Secondo l’ex capo dello Stato Francesco Cossiga la magistratura ha già interpretato le leggi approvate nella scorsa legislatura sulla riservatezza delle intercettazioni telefoniche ed ambientali dei parlamentari, ritenendo che l’autorizzazione delle Camere «occorre soltanto per utilizzarle a fini penali e non di “sputtanamento”». E per lui non sarà il presidente del Senato Marini che «potrà permettersi il lusso di sollevare il caso davanti alla Corte costituzionale».