Pisanu: politici indulgenti con le piazze violente

«Il contrasto all’eversione ha bisogno della collaborazione di tutti, anche dell’opposizione»

Emanuela Fontana

da Roma

Il contrasto a criminalità, terrorismo, eversione, non può essere svolto solo dai controllori dell’ordine pubblico. Ci deve essere collaborazione da parte di tutti: maggioranza e opposizione «non devono permettere che l’esasperazione del conflitto sociale si scarichi esclusivamente sulle forze dell’ordine». Qui in Italia il problema «non sono le periferie», come in Francia, ma è anche vero che una parte delle forze politiche «sostengono» certi comportamenti estremisti. È stato un appello alla responsabilità e alla collaborazione l’intervento in aula del ministro dell’Interno Beppe Pisanu che, leggendo la sua informativa sul corteo studentesco del 25 ottobre di Roma, ha parlato di periferie e degli attentati in Val di Susa, delle manifestazioni in Italia che si sono svolte durante il suo lavoro al Viminale e dell’eccessiva benevolenza di alcune forze politiche nei confronti di movimenti estremi. Un messaggio che a tratti è sembrato rivolto al leader dell’Unione Romano Prodi e alle sue dichiarazioni infiammate di alcunì giorni fa, quando vaticinava che le notti delle banlieue francesi potessero trovare replica in Italia. Al professore devono essere fischiate le orecchie, o comunque deve aver sentito la necessità di precisare, perché ieri è tornato a parlare delle periferie, ma non con un linguaggio che qualcuno aveva considerato un po’ estremo per un leader che si professa moderato, ma dal tratto sociologico.
«In un caso e nell’altro - ha detto in aula Pisanu, riferendosi al corteo di Roma e ai fatti della Val di Susa - i comportamenti più aggressivi hanno trovato comprensione e persino sostegno da parte di qualificati esponenti delle istituzioni democratiche. E questi, purtroppo, non sono casi rari».
«Oggi onorevoli colleghi - ha chiarito quindi Pisanu - le insidie maggiori alla sicurezza e all’ordine pubblico non vengono dalle periferie urbane degradate, ma dal terrorismo, dalla criminalità organizzata, dall’eversione interna, dall’immigrazione clandestina e dall’illegalità diffusa». Queste sono realtà, l’esportazione delle rivolte francesi è solo un fosco presagio.
Il leader dell’Unione, da parte sua, dopo aver incassato il malumore dei sindaci e il silenzio degli alleati, ieri ha rivisto le sue dichiarazioni: al Senato, a margine di una conferenza stampa sulla Finanziaria, è tornato a parlare di periferie, ma in toni meno allarmistici di alcuni giorni fa: «Non ho voluto fare paragoni - è stata la sua retromarcia - ma ho descritto un fatto sotto gli occhi di tutti, cioè la situazione di difficoltà e di disagio che si addensa nelle periferie». Si tratta, ha quindi chiarito il Professore, «di un dato di fatto e l’ho detto perché è necessario costruire politiche nuove per le periferie. Non servono né speculazioni né equivoci». Equivoci che erano nati tra l’altro nella sua stessa parte politica.
Durante l’intervento del ministro Pisanu alla Camera è andato in scena invece un siparietto, protagonisti il presidente dell’aula, Pierferdinando Casini, il deputato dei Verdi Paolo Cento e il capogruppo di Rifondazione, Franco Giordano. Casini ha dovuto riprendere pubblicamente il presidente dei deputati del Prc, ridando la parola a Pisanu, che da parlamentare di lungo corso, ha aggiunto, è abituato a queste cose.
Pisanu ha quindi sottolineato la pericolosità delle due anime della piazza in Italia, dove spesso la peggiore prende il sopravvento sull’altra. Si tratta di una «tendenza», ricorda il titolare del Viminale, già segnalata: «Il tentativo cioè delle frange estreme dell’universo antagonista di esasperare ogni forma di protesta per condurla allo scontro violento».
Diverso è il diritto a manifestare «pacificamente e senz’armi per esprimere le proprie convinzioni», che ha trovato «in questo periodo l’applicazione più ampia e scrupolosa».
Occorre distinguere bene «le legittime espressioni di dissenso dalle manifestazioni di oltranzismo ideologico che inclinano alla violenza», ha spiegato Pisanu. Quindi l’appello alla classe politica: «Noi, maggioranza e opposizione, non possiamo permettere che l’esasperazione del conflitto sociale e politico si scarichi esclusivamente sulle forze dell’ordine». Se a Roma e in Val di Susa non è successo nulla di grave è solo grazie al «senso di misura» e all’«esperienza dei tutori dell’ordine pubblico».
La capacità di «mediazione» è indispensabile, ha chiarito quindi il ministro, «altrimenti lo scontro prima o poi esploderà», ma «nessuna mediazione - ha concluso Pisanu -, nessuna prevenzione potranno avere successo se in tutti noi non prevarranno il senso di responsabilità, la capacità di misurare parole e comportamenti, il rispetto rigoroso della legalità». L’avviso è per tutti, leader dell’opposizione compreso.