Pisanu: «Scaricato il premier. Sui sequestri cambierà tutto»

L’ex ministro dell’Interno: «La Farnesina ammette un ruolo marginale. Da oggi la linea della fermezza è inevitabile per Karzai ma temo che porterà altri morti»

Roma - È un dibattito «inutile» che «non si concluderà con alcuna decisione», un semplice «resoconto di cronaca». Passeggia per il Transatlantico Giuseppe Pisanu. Lui, ex ministro dell’Interno e oggi senatore di Forza Italia, ad ascoltare l’informativa di Massimo D’Alema alla Camera c’è venuto nonostante il ponte pasquale che pare aver causato una vera e propria epidemia tra i deputati di maggioranza e opposizione. E nonostante non fosse affatto obbligato, visto che a Palazzo Madama il governo riferirà solo martedì pomeriggio. Così, il senatore azzurro segue prima l’intervento del ministro degli Esteri e poi quello di Gianfranco Fini da uno degli schermi al plasma in Transatlantico. E scuote la testa perplesso più d’una volta nei venticinque e passa minuti in cui D’Alema ripercorre tutte le fasi del sequestro e della liberazione dell’inviato di Repubblica. Sull’informativa del vicepremier, Pisanu mostra molte perplessità. Perché, spiega, «dalle sue parole mi pare si evincano tre circostanze». Primo: «le fasi cruciali della vicenda sono state gestite in prima persona dal presidente del Consiglio», l’unico «ad avere un collegamento diretto con Karzai». Secondo: il ministro degli Esteri, «cioè D’Alema», ha avuto «solo un ruolo assolutamente marginale». Terzo: Arturo Parisi, «ministro della Difesa e responsabile diretto del Sismi, è rimasto completamente estraneo alla vicenda». Insomma, «mi pare che con il suo intervento il vicepremier abbia cercato di scaricare educatamente Romano Prodi e chiamarsi fuori». E anche sulle modalità con cui è avvenuto il sequestro, Pisanu manifesta «un certo stupore per le parole di D’Alema». Che, spiega, «dice candidamente che Mastrogiacomo sapeva bene dei rischi che correva e che era “atteso” dai suoi rapitori». Insomma, «in qualche modo lascia intendere che i Servizi afghani potrebbero aver ragione ad accusare il mediatore di Emergency» di aver avuto una parte attiva nel rapimento. Secondo l’ex ministro dell’Interno, dunque, a caldo «è soprattutto questo che emerge» da un dibattito «del tutto superfluo». «Quella di D’Alema - spiega passeggiando in Transatlantico - è stata un’abile introduzione a un inutile dibattito suggerito dall’inutile tentativo di porre argine a una tragica vicenda che purtroppo ha già travolto tutti gli argini politici e istituzionali. Una vicenda che continuerà a recare gravi danni all’immagine internazionale dell’Italia». Già, perché la convinzione del senatore azzurro è che «da oggi in poi la gestione dei sequestri non sarà più la stessa». Per rendersene conto, aggiunge, «basta guardare alla preoccupazione con cui in queste ore il governo di Parigi sta trattando la liberazione dei due ostaggi francesi». Sul punto, infatti, pare proprio che Pisanu la pensi allo stesso modo di Gianfranco Fini. A Karzai, spiega, «è stato imposto oltre la sua volontà di scendere a compromessi con i talebani fino al punto di liberarne cinque». E da oggi tutti ne pagheranno le conseguenze, perché il governo di Kabul «per evitare una escalation di sequestri» è ormai «costretto a seguire la linea della fermezza». Una posizione che Karzai avrebbe iniziato a tenere sin dalle ore successive alla liberazione di Mastrogiacomo, come lascia supporre la tragica fine del suo interprete. Una linea, quella della fermezza, che secondo Pisanu «è a questo punto inevitabile» ma che «temo porterà ancora altri morti». Qualche perplessità, poi, sul fatto che ci sia continuità con il governo precedente nella gestione dei sequestri. Perché, spiega, «in questa occasione c’è stata una brutale esclusione dei Servizi, affidando a dei privati un genere di trattativa che può condurre solo lo Stato». E a Prodi che si è sentito «turbato» dalle «gratuite offese» dell’ex ministro dell’Interno, Pisanu replica con una nota a tarda sera: «Nessuna offesa, ho fatto solo delle osservazioni. Posso essermi sbagliato, ma anche aver colto nel segno». Insomma, «come dicono al mio paese, può anche essere che al cavallo che scalpita pizzica la sella».