Pisanu: scuole islamiche illegali i bimbi vadano in quelle italiane

Il ministro dell’Interno: «L’istituto di Milano va chiuso perché fuorilegge. I nostri programmi prevedono il massimo rispetto per tutte le fedi»

Marianna Bartoccelli

da Roma

Per il ministro Calderoli la risposta del collega Pisanu al question time sulla chiusura della scuola milanese di via Quaranta frequentata dai bambini musulmani è stata «un calarsi le braghe». E i leghisti milanesi hanno soprannominato il ministro degli Interni «Alì Abu Pisanu». E così la chiusura di una scuola frequentata da molti ragazzini della comunità islamica di Milano, considerata illegittima perché non autorizzata e fuori da qualunque norma relativa alle scuole italiane, si è trasformata in un ulteriore momento di scontro politico tra la Lega e il ministro Pisanu sul tema dell’immigrazione. «Nelle nostre scuole c’è posto per gli alunni musulmani come ce ne sarà domani nel mondo del lavoro, al quale potranno accedere con pienezza di diritti se saranno cresciuti nel rispetto delle nostre leggi» ha detto il ministro Pisanu, sollecitato da una interrogazione di Andrea Gibelli, capogruppo alla Camera della Lega, cercando così di puntualizzare la posizione del governo di fronte ad un fatto diventato simbolo dell’integrazione del mondo arabo in Italia. La scuola di via Quaranta frequentata da 500 bambini è stata chiusa, fra le proteste della comunità islamica, perché non autorizzata. E il ministro Pisanu ha da subito sostenuto la necessità che i bambini venissero iscritti alla scuola pubblica, proponendo anche dei corsi speciali di arabo e italiano. La posizione di Pisanu è stata accolta favorevolmente dal segretario generale del Centro culturale islamico di Roma, Abdella Redouane che ha sostenuto che «i bambini di via Quaranta vivono in Italia e devono frequentare le scuole italiane». Redouane ha anche fatto autocritica per avere «lasciato sviluppare in maniera anarchica quella scuola e dopo anni rendersi conto che c’è un grosso problema». Secondo il segretario islamico la comunità è stata più attenta ai problemi dei genitori che «agli interessi dei bambini». «Se una volta adulti decideranno di restare in Italia - ha evidenziato - è un crimine impedirgli di andare alla scuola italiana». Ma la situazione è diventata esplosiva sia per le proteste delle famiglie (durante una delle manifestazioni davanti alla scuola un bambino egiziano è scappato per strada ed è rimasto vittima di un incidente mortale) sia perché ci sono stati scontri tra la folla, dove molte delle donne erano con il volto coperto, e due operatori di TelePadania. Ed è soprattutto su quest’aspetto che ieri ci sono state delle dure proteste del direttore dell’emittente leghista, Max Ferrari, all’intervento in aula di Pisanu e dello stesso ministro Calderoli, che chiede che venga punito chi sta con il volto coperto in una pubblica manifestazione, e chiede anche che vengano puniti quanti hanno organizzato quelle manifestazioni non autorizzate. «Integrarsi - sostiene Calderoli - vuol dire accettare le regole di chi ti ospita. Altrimenti si diventa corpi estranei contro cui si scatenerà il rigetto». In difesa degli operatori di TelePadania è intervenuto anche Davide Caparini, editore di TelePadania e vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai: «Non si era mai visto un ministro che difende i clandestini e offende lavoratori onesti», è stato il commento all’intervento del ministro che non ha preso le difese dei due operatori televisivi e ha sottolineato nel suo intervento che non si trattava di due giornalisti, «perché non avevano il tesserino professionale».
Più duro nei confronti della comunità islamica l’intervento del ministro Carlo Giovanardi che avverte i genitori dei bambini che hanno frequentato via Quaranta che se non dovessero inserire i loro figli nelle scuole previste dall’ordinamento italiano scatteranno per loro le leggi previste per chi è inadempiente agli obblighi scolastici. Il ministro ha anche ricordato che gli alunni stranieri possono iscriversi in qualunque periodo dell’anno, anche se in possesso di documentazione irregolare: «La scuola pubblica è un luogo di dialogo tra le diverse culture», ha sottolineato.
A Milano intanto in via Quaranta si sono svolti i funerali del bambino egiziano e più di una trentina di bambini sono stati già iscritti nelle scuole pubbliche.