Pisanu: «Senza i Cpt l’Italia esce da Schengen»

Si attende il risultato dell’inchiesta aperta sui presunti abusi a Lampedusa

Emanuela Fontana

da Roma

Il centro di accoglienza per immigrati di Lampedusa non si chiude per rimanere negli accordi di Schengen, per controllare l’arrivo di clandestini e distinguerli «dai richiedenti asilo» o da chi «ha diritto a una forma di assistenza umanitaria». Per controllare, infine, la criminalità organizzata. Sono le tre motivazioni date ieri in aula dal ministro dell’Interno Beppe Pisanu a proposito del Cpt più a sud d’Italia e più contestato, soprattutto dopo il dibattito innescato da un’inchiesta svolta sull’Espresso da Fabrizio Gatti, che si è finto clandestino trascorrendo una settimana nel Cpt e descrivendone la situazione dall’interno.
«Non c’è alcuna ragione per chiudere i centri di permanenza temporanea - ha detto Pisanu riferendosi all’intero impianto dei Cpt - . Al contrario, occorre mantenerli, potenziarli e migliorarli e ciò per almeno tre ragioni». Così ha spiegato il ministro al question time: il meccanismo dei centri rimane in piedi perché «senza i Cpt sarebbe praticamente impossibile effettuare le espulsioni e, quindi, aumenterebbero a dismisura i clandestini che, come è noto, costituiscono oggi la principale fonte di approvvigionamento del lavoro nero, della prostituzione e della manovalanza criminale. Ma, soprattutto - ha sottolineato Pisanu - si lascerebbe libero il campo alla criminalità organizzata che gestisce e sfrutta». Proprio per contrastare il traffico di esseri umani il governo andrà avanti nella sua politica sull’immigrazione, ha sostanzialmente chiarito Pisanu nel breve intervento. «Vogliamo combattere con ogni mezzo i trafficanti e tutelare le loro vittime. Per questo abbiamo bisogno di strutture specializzate come i Cpt, che intendiamo rendere sempre più efficienti e accoglienti».
L’accoglienza è un punto su cui si stanno facendo le necessarie verifiche: «Quanto alle recenti denunce di stampa sul centro di Lampedusa - ha aggiunto il ministro riferendosi all’inchiesta di Gatti, che è formalmente indagato - attendo a breve termine l’esito delle verifiche che ho disposto e mi riservo di tenerne informato il Parlamento». Anche la Commissione europea attende i risultati dell’inchiesta interna avviata da Pisanu. Da Bruxelles lo ha sottolineato il vicepresidente dell’esecutivo Ue Franco Frattini. L’inchiesta dell’Espresso è stata «interessante - ha commentato l’ex ministro degli Esteri -. Lampedusa è oggetto di un’indagine ordinata dal ministero dell’Interno. Quando il ministro Pisanu mi comunicherà i dati dell’inchiesta, valuteremo». Frattini ha ricordato che un rapporto della Commissione libertà pubbliche del Parlamento europeo esprime «una valutazione tutto sommato abbastanza accettabile» del Cpt. Insomma dall’ispezione recente non emerge nulla di scandaloso. Il commissario, comunque, non ha escluso «ispezioni a sorpresa» se alla Commissione fosse dato questo potere.
A chiamare in causa la Ue «prepotentemente» è stato ieri il ministro della Giustizia Roberto Castelli: severissimo con Gatti («l’unica cosa certa è che a commettere un reato grave è stato il giornalista dell’Espresso»), il Guardasigilli si è rivolto a Bruxelles: Lampedusa è un tema «non solo nazionale ma europeo, credo che dovrà entrare prepotentemente all’ordine del giorno del Consiglio Ue. L’Italia sopporta un peso notevole dal punto di vista economico e sociale». Precedentemente aveva definito la questione Espresso-Lampedusa «un gran polverone», scatenando le ire dell’opposizione: «Parla da irresponsabile», lo ha attaccato l’europarlamentare dei Ds Claudio Fava.
Mercoledì arriverà a Roma proprio per discutere di Lampedusa l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unchr) Antonio Guterres per proporre «una serie di misure che ritengo ragionevoli e che vorrei fossero applicate a Lampedusa e ovunque».