Pisanu zittisce i Ds: «Marcia era la scalata a Bnl»

Gian Maria De Francesco

da Roma

«Da Fassino non è bello sentire che c’è del marcio nel centrodestra. Non bisognerebbe rispondere, ma marci erano forse i gradini della scala attraverso la quale passare da Unipol a Bnl. Marci perché sovraccarichi di miliardi tanto che poi non hanno tenuto».
Il ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu, ieri ha abbandonato temporaneamente il suo aplomb britannico ed è sceso nell’agone della polemica politico-giudiziaria. E per farlo ha scelto come teatro la convention dei legionari azzurri di Forza Italia al Palazzo dei Congressi di Roma. Ma rispondere al leader della Quercia per tutta la Casa delle libertà era una scelta obbligata considerato che, sempre ieri, Fassino ha ribadito che «c’è del marcio nel centrodestra» scatenando anche la reazione indignata del presidente di An, Gianfranco Fini. «Non giova alla buona politica - ha aggiunto Pisanu - il fragore attorno a vicende giudiziarie tutte da chiarire o alimentare sospetti sulla corretta gestione della campagna elettorale».
E sul caso Storace il ministro non si è tirato indietro. «Se i presidenti delle Camere lo vorranno - ha detto - sono pronto a rispondere scrupolosamente al Parlamento, basta che mi dicano di cosa devo rispondere». E poi ha rilanciato nei confronti dell’Unione. «I sospetti - ha concluso - non sono forse segno di nervosismo da parte del centrosinistra e di paura di perdere le elezioni?».
Ma ad aprire il confronto è stato proprio il leader della Quercia che a differenza del candidato premier dell’Unione ha voluto esporre il proprio parere sui rapporti tra indagini della magistratura e politica. «Anziché fare le vergini indignate, i vertici di An a cominciare da Fini si diano da fare», ha attaccato Fassino sottolineando che «la vicenda Storace non la posso ignorare perché è entrata direttamente nella politica». Secondo il segretario diessino, le indagini che hanno riguardato i ministri Alemanno e Storace, il sottosegretario Moffa e alcuni consiglieri Anas in quota An porrebbero una «questione morale» in Via della Scrofa. «Ma che idea di politica ha la destra?», ha chiesto il numero uno del Botteghino rivolgendosi all’ex ministro della Salute come a un esponente che ha «ordito un vero e proprio complotto».
Ma Fassino non ha risparmiato i suoi strali neanche al Giornale. «È il più schierato tra i giornali indipendenti italiani - ha detto - e ogni giorno intossica la politica. Tra l’altro io aspetto ancora le scuse per una notizia relativa a conti segreti in Svizzera a favore mio e di Dini e di altri. Per questo dico che sul Corsera anziché guardare la pagliuzza nell’occhio di Mieli, guardino la trave che hanno nel loro».
Il j’accuse del segretario dei Ds ha, però, trovato un’immediata replica da parte del vicepremier e presidente di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini. «Quel che è accaduto è gravissimo. Francesco Storace ha dato una lezione di moralità perché è chiaro che l’obiettivo era di mettere sul banco dei sospettati il governo e la nostra comunità», ha detto.
Il ministro degli Esteri ha così respinto al mittente il tentativo di mettere sotto accusa il suo partito e l’intera Casa delle libertà alla vigilia dell’importante appuntamento elettorale. E ha difeso a spada tratta l’ex ministro della Salute. «Dobbiamo dimostrare con comportamenti coerenti che non ci stiamo a esser messi sul banco degli imputati e passare all’offensiva. Attendiamo fiduciosi e sereni che la giustizia faccia il suo corso anche se ci sono congiunture temporali per lo meno un po’ sospette», ha ribattuto Fini.
La tempistica dell’intervento della magistratura, secondo il presidente di An, lascia infatti spazio a legittimi sospetti. «Non so se c’è una regia giudiziaria - ha affermato - ma il fatto che Silvano Moffa venga inquisito per un capannone abusivo del ’94 in piena campagna elettorale 2006 mi fa ridere».
Ma il leader non ha attaccato le toghe e le ha invitate a dimostrare la fondatezza dei teoremi. «Non servono attacchi frontali alla magistratura - ha spiegato - ma è la magistratura che ha l’onere della prova sulle spalle. Deve dimostrare di non essere faziosa o mossa da meccanismi a orologeria. Il tempo è galantuomo».
Poi lo smash finale a Fassino e all’Unione. «Per mettere in difficoltà la destra italiana ci vuole ben altro che qualche schizzo di fango. Dimostreremo la nostra capacità di reagire», ha sottolineato tra gli applausi del convegno delle donne di An.
Secondo Fini, infatti, l’esasperata accentuazione delle indagini giudiziarie ha un solo scopo. «È vergognoso quello che sta accadendo. Cercano di allontanare gli indecisi dalle urne. Questa è la loro strategia», ha detto. «Se la campagna elettorale continua con le demonizzazioni delle ultime 48-72 ore gli italiani fanno presto a dire: “Non vado a votare”. Se cresce il numero degli astenuti, è difficile che il centrodestra torni a essere maggioranza».
L’avversario Romano Prodi, infatti, «è stato scelto perché con quella sua aria bonacciona deve rappresentare una coalizione in cui molti urlano».