Pisapia difende (ancora) i violenti

Dopo l’aggressione alla madre dell’assessore, anziché scusarsi il
candidato della sinistra sceglie la via dell’ambiguità: "Escludo sia
stato un mio fan. Ho detto loro di porgere l’altra guancia". Ma ieri
nuove intimidazioni al centrodestra

«L’ultima cosa che mi preoccupa è di essere coerente con me stesso». È una frase illuminante.
Che lo scrittore francese André Breton, grande interprete e cultore del surrealismo, amava ripetere con disinvoltura. La stessa disinvoltura che Giuliano Pisapia, un altro grande interprete e cultore del surrealismo (in fondo tutta la sua campagna elettorale è stata, fino ad oggi, qualcosa di surreale) ha sfoggiato nei suoi itinerari politici. Poco importa sapere se l’avvocato, indistintamente amato dalla gauche caviar milanese come dai leoncavallini, abbia scientemente deciso, date le circostanze, di far proprio l’aforisma di Breton. Importano i fatti. E i fatti non depongono affatto, scusate il bisticcio di parole, a favore della coerenza di cui Pisapia, ad ogni pie’ sospinto, ad ogni stretta di mano, sta dando inequivocabile prova. Esaminiamo giusto i fatti delle più recenti ore di questa campagna ad alta tensione. Avant’ieri una innocua signora settantenne, Francesca Rizzi, militante Pdl nonché madre dell’assessore allo Sport della giunta Moratti, Alan Rizzi, viene aggredita e malmenata da due facinorosi, agghindati con spillette e altri simboli della lista Pisapia, che la mandano in ospedale, dove è tuttora ricoverata. Una punizione esemplare, inflittale solo perché si era permessa di volantinare a favore di Letizia Moratti, tra le bancarelle del mercato di via Osoppo.

A questo punto che cosa fa Giuliano Pisapia? Sostanzialmente se ne frega. Prima ignora. Poi tentenna. Poi abbozza una timida reazione e, ricalcando fanciullesche giustificazioni, dichiara: «Escludo che un mio sostenitore l’abbia malmenata o spintonata, in ogni caso le auguro pronta guarigione». Ma come «non siamo stati noi», avvocato? Suvvia, coi tanti amici un po’ troppo esagitati che lei può vantare, può capitare che qualcuno voglia tenersi in allenamento.
Quindi quel «non siamo stati noi» suona un po’ stonato, come stonata e fanciullesca pure suona anche l’altra traballante dichiarazione a sostegno della prima che già zoppicava per conto suo: «Sono successi incidenti sgradevoli, due miei sostenitori sono stati aggrediti, hanno presentato denuncia facendo nomi e cognomi e sta indagando l’autorità giudiziaria. Ci sono delle responsabilità ben precise di cui si avrà certezza in tempi brevi». Della serie: anche a noi hanno rotto le macchinine. Per fortuna che qualcuno, di tanto in tanto, ricorda la verità all’avvocato Coerenza. Ieri per esempio lo ha fatto Ignazio La Russa, suo collega avvocato e ministro della Difesa che ha puntualizzato come segue: «Io mi sarei aspettato che Pisapia fosse andato in ginocchio a chiedere perdono alla signora Rizzi, non che negasse che c’è una appartenenza da parte di chi forse ha immaginato di fare un salto nel tempo, a quando era vietato, a chi non era di sinistra, esprimere opinioni. Mi sono molto meravigliato. Non appartiene al Pisapia che conoscevo perché assumersi le proprie responsabilità è importante».
Secondo La Russa, «ci sono decine di testimoni. Forse c’è addirittura una ripresa televisiva che qualcuno ha nascosto. Adesso stiamo cercando di capire dove è finita. E il dato comune alla tensione di questi giorni è il disturbo programmato dei sostenitori di Pisapia all’attività di propaganda dei supporter della Moratti, il tentativo di sopraffazione culturale, di sopraffazione fisica, che scimmiotta il clima degli anni ’70. Per fortuna non siamo più negli anni ’70».

Disturbo programmato che, a quanto pare, anche ieri ha registrato altri episodi controversi con epicentro in piazza Frattini, nel quartiere Lorenteggio, dove è stato offerto un altro esempio significativo di tolleranza dai Pisapia’s fans. Che, questa volta, avrebbero spedito all’ospedale, dove è stata medicata per ferite al polso e alle braccia, una giovane donna intervenuta a difesa di sua madre, che voleva solo starsene seduta con la nipotina, sulla panchina di fronte al gazebo di quelli di sinistra. E Pisapia che dice? «Continuo e continuerò a fare appelli alla calma». Poi, folgorato, evidentemente, sulla via Osoppo, riscopre, a suo uso e consumo, l’insegnamento evangelico: «Ho detto ai miei sostenitori di porgere addirittura l’altra guancia qualora fossero provocati o ci fosse violenza nei loro confronti». E i suoi sostenitori l’hanno preso alla lettera. Facendo solo un po’ di confusione tra le varie guance.