Pisapia guiderà una rivolta contro la manovra Le tasse? "Belle e giuste" solo se le decide lui

Il contributo di solidarietà colpirà 40mila residenti. E Pisapia vuole mettersi alla testa della rivolta contro i sacrifici
chiesti dal governo. Ma la vicesindaco Guida sostiene che spremere i
contribuenti è una "cosa buona"

A chi piacciono le tasse? Ai tassi. La barzellettina girava molti anni fa tra banchi delle scuole elementari e nel suo umorismo surreale aveva una sua dignità. Accresciuta (e di molto) oggi che si scopre che le simpatiche bestiole hanno fatto proseliti. Dopo il ministro dell’Economia del secondo governo Prodi Tommaso Padoa-Schioppa, rimasto nella storia praticamente solo per quel suo «le tasse sono una cosa bellissima», ora tocca al vicesindaco della prima amministrazione Pisapia. «Le tasse - ha spiegato lunedì Maria Grazia Guida in un’intervista a Repubblica dopo i suoi primi 15 giorni da sindaco d’agosto - sono una cosa buona e pagarle è un bene». E, per non perdere tempo, non risponde certo di no alla domanda sulla possibilità di introdurre a Milano anche una tassa d’iscrizione alla scuola materna. Come se già non bastassero l’aumento a 1,50 euro del biglietto Atm, l’introduzione per la prima volta a Milano dell’addizionale Irpef, la già annunciata revisione degli estimi catastali, l’incremento della Tarsu (la tassa sulle immondizie), quella per l’occupazione degli spazi. E siamo solo all’inizio. Perché l’uscita della Guida non fa che confermare la simpatia del centrosinistra per la tassazione. In busta paga. Ovvero ai soliti noti (al fisco), perché gli evasori continueranno tranquillamente a evadere e a campare sulle spalle di chi paga. I tempi son grami. E questo si sa. Ma da chi dice di essere stato portato a Palazzo Marino da un «vento nuovo», forse anche i suoi stessi compagni si aspettavano un po’ di creatività. Qualche guizzo in più dello spremere il solito limone. Perché, alla fine, anche da lì di succo non ne esce più.
E, tornando a quanto son belle le tasse, forse sarebbe il caso di distinguere il fine dal mezzo. E così, senza nemmeno bisogno di scomodare Aristotele, è chiaro che a esser belle non sono le tasse, casomai quello che con le tasse chi amministra decide di fare. Così come a esser bella non è la medicina, ma la salute che dal prenderla con metodo e regolarità deriva. Perché il contribuente manda giù un bel po’ d’amaro quando consegna una bella fetta del suo reddito a un progetto di città. Quando scopre di dover lavorare fino al 5 giugno per pagare le tasse, mentre a Montecitorio si mangia carpaccio di filetto a 2 euro e 76. Ma tanto più sarà sereno, quanto più questo progetto risponderà alla sua visione del mondo e della vita. E, così, magari sarà più contento di pagare per un sindaco che destina parte dell’incasso al bonus cicogna per le neo mamme in difficoltà, alle famiglie numerose o ai libri di testo per le scuole, piuttosto che per «adottare i profughi» o dare contributi alle coppie di fatto, gay compresi. La «sfida» della Guida? «Vogliamo che la città diventi un suk non solo di scambi commerciali, ma anche culturali tra persone con identità e religioni diverse». Decisioni tutte rispettabili, ma sicuramente diverse. E opinabili.
E il sindaco Pisapia? Promette di mettersi a capo della rivolta dei Comuni contro il governo che chiede ad amministratori e amministrati di tirare la cinghia. Perché se a chiedere sacrifici, in un momento di crisi mondiale da tutti ormai riconosciuta, è un governo di centrodestra, non si può che gridare alla spoliazione del povero contribuente ancora una volta vessato. Se a mettere nuove imposte o ad alzare le tariffe è un’amministrazione di sinistra come capita a Milano, allora «le tasse sono una cosa buona e giusta».