Pisapia: «La moschea? Parlerò solo con i fatti»

Il sindaco su auto-impone, e impone a suoi, una sorta di silenzio sul tema dei centri islamici: «Troppe polemiche ogni volta che parlo»

Basta parole in libertà, nell'amministrazione comunale, sul tema delle moschee. «Parlerò con i fatti e non con le parole», assicura il sindaco Giuliano Pisapia. Dopo qualche gaffe di troppo scappata da Palazzo Marino, Pisapia ha deciso di mettere il silenziatore agli annunci sul tema, ormai da anni al centro dell'attenzione pubblica a Milano. Il sindaco ne ha parlato ieri, al Collegio di Milano, nel corso dell'inaugurazione dell'anno accademico. Rispondendo a una studentessa che lo ha interpellato sull'argomento ha confessato: «Ogni volta che parlo di questo, il giorno dopo si scatenano polemiche, come quando ho detto semplicemente che in città ci sono dodici moschee irregolari e che bisogna trovare la soluzione perché non siano irregolari». In realtà Pisapia, un po' incautamente, circa un mese e mezzo fa aveva parlato di dodici moschee da realizzare. Così almeno era stato riportato il suo discorso, pronunciato a Padova nel corso di un colloquio con il collega sindaco Flavio Zanonato: «Abbiamo deciso di realizzare dodici moschee in altrettante aree della città, evitando così di costruire un unico centro islamico come invece inizialmente avevamo pensato».
Dopo poche ore arrivò sì la retromarcia, ma non una vera e propria smentita del quotidiano, «il Mattino di Padova», che aveva riportato quelle dichiarazioni. Un malinteso? Probabile. Ma altro incontestabile fatto è l'abbandono dei progetti e delle promesse fatte in campagna elettorale, quando il sindaco aveva messo nero su bianco, nel programma, l'idea di una «grande moschea», prima che i dissidi fra i centri islamici esistenti, diversi per orientamenti e appartenenze etniche, gli facessero cambiare idea. «Prima le parrocchie, poi il duomo», così il direttore dell'Istituto culturale islamico di viale Jenner, Abdel Hamid Shaari aveva sintetizzato il percorso da seguire. E a questo sembra che ci si stia attenendo, dopo gli incontri fra la giunta e il coordinamento dei centri islamici milanesi.
Ora però Pisapia prende atto che la questione è troppo delicata per continuare ad affidarla a improvvisazioni e dichiarazioni a briglia sciolta, e impone lo stop anche ai suoi: «Il principio che mi guida - ha detto ieri - è che i fedeli di ogni religione possano professare la loro fede. Ho detto anche agli assessori che su questo tema non dobbiamo più discutere e dare messaggi che vengono equivocati, in buona o in cattiva fede. C'è la Costituzione che è il mio punto di riferimento e un programma elettorale. Su questo tema parlerò coi fatti e non con le parole».