Pisapia-Pd, on line la rabbia degli elettori

Moratti sale, Pisapia scende. I sondaggi ancora non lo rivelano ma «affittopoli» avrà un peso forte sulla campagna elettorale dei candidati. Dopo il pressing serrato dietro le quinte, le dimissioni dei vertici del Pio Albergo Trivulzio fanno tirare un sospiro di sollievo al sindaco che ieri mattina a cda in corso ha ribadito il messaggio: «Serve un segnale di assoluta discontinuità per dare garanzie che il patrimonio dell’ente sia amministrato nella maniera migliore». Non appena arriva la conferma di un passo indietro di 5 membri su sette esprime «soddisfazione». Prova a difendersi dal fuoco amico più che dagli attacchi del centrodestra il candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia, incastrato nella vicenda per la casa low cost che per 22 anni la sua compagna ha affittato al Pat. Sul suo sito internet Pisapia assicura che «la solidarietà e il sostegno» che ha ricevuto in questi giorni lo fanno essere «più determinato che mai». Sabato sera al teatro Dal Verme tenterà di far ripartire la macchina elettorale che si è inceppata sulla strada del Trivulzio presentando il programma della candidatura. Ma l’imbarazzo (e la frattura post primarie) di Pd e Sinistra e libertà sulla vicenda è evidente. Il capogruppo del Pd Pierfrancesco Majorino prova a salvare le apparenze e chiama il popolo di centrosinistra sabato ad uno scatto di unità intorno al candidato. E su Facebook invita «il centrosinistra milanese tutto, anche nelle sue figure “storiche”, a smettere di guardarsi l’ombelico. Sosteniamo Pisapia e cacciamoli». Ma il dibattito sulla pubblica piazza virtuale la dice lunga. «Cosa succede se guardandosi l’ombelico salta fuori che la disdetta al Pat è stata mandata solo pochi giorni fa a casino scoppiato - sospetta un supporter -? Non è che sotto questi maledetti 118 metri quadri alla fine ci rimaniamo tutti?». Un altro si chiede con che coraggio Pisapia e la sinistra andranno a proporre un programma sociale, «magari promettendo una casa a tutti quelli che ne hanno diritto quando una l’ha occupata la fidanzata del candidato per anni solo perché conosceva un sindaco socialista?». Difficile dargli torto. E forse non è un caso che il leader di Sel Nichi Vendola continui a tacere sul suo candidato.
Ma Affittopoli accende lo scontro anche tra Pdl e Lega. Il capogruppo lumbard Matteo Salvini aveva sollecitato le dimissioni del presidente del Pat per «mettere ordine alla porcilaia». Peccato che dei due consiglieri rimasti attaccati alla «cadrega», uno è Marco Antonio Giacomoni, area Carroccio. «Sorprende - attacca il capogruppo del Pdl Giulio Gallera - che la Lega inveisca sui giornali e poi tenga la poltrona mentre i consiglieri nominati dal Pdl si sono dimessi per accelerare il percorso di indagine e approfondimento». E ricorda che la Lega è il partito che per 5 anni, dal 2001 al 2006 (prima con Giancarlo Pagliarini e poi con Guido Sanavio) «ha avito l’assessorato alla Casa e non si è mai accorto di niente». Anche il vicesindaco Riccardo De Corato puntualizza che alcuni contratti nel mirino risalgono a decenni se non a un trentennio fa, «quando a Milano c’erano i socialisti con i comunisti al governo». E «anche la Lega si chiama fuori ma solo dal ’94 a oggi ha avuto ben 17 tra presidenti e membri del cda passati tra Pat e Golgi Redaelli. Se era tutta una porcilaia perchè non ci hanno messo mano?». Il segretario provinciale del Carroccio Igor Iezzi spiega che «fidarsi è bene non fidarsi è meglio. Attraverso il nostro consigliere e per i poteri propri di un cda dimissionario, approfondiremo tutta la documentazione».