Pista sunnita dietro la strage del C-130

da Roma

La versione ufficiale resta quella del guasto tecnico. Ma riguardo al C-130 militare precipitato lo scorso 6 dicembre a Teheran, carico di giornalisti e militari, in queste ore si pensa a un attentato. L’intelligence iraniana sta infatti valutando con cura un documento apparso sul sito arabo di Al-Qanat nel quale l’organizzazione di stampo sunnita Milizia Abu-Bakr rivendica gli oltre cento morti come prima azione di una strategia di lotta di più ampio respiro contro il regime di Teheran, accusato di calpestare i diritti della minoranza sunnita. Attraverso l’abbattimento del velivolo la milizia avrebbe portato un duro colpo all’istituzione della Guardie della Rivoluzione islamica «responsabile della repressione dei fratelli sunniti in Iran», che aveva nell’aereo alcuni suoi alti ufficiali. Il documento si apre con una frase secca: «I coraggiosi miliziani del gruppo Abu-Bakr hanno avuto successo nell’esecuzione dell’operazione». E di seguito. «I nostri uomini hanno usato mezzi speciali per l’abbattimento dell’aereo sul quale c’erano a bordo agenti della Guardia della Rivoluzione islamica». Nel regime degli ayatollah, nella patria del pasdaran Ahmadinejad, sono i sunniti a denunciare discriminazioni e repressioni. Le milizie Abu-Bakr si rifanno vive dopo due anni: il 21 febbraio 2003 avevano rivendicato l’abbattimento di un altro aereo iraniano, precipitato con 302 persone.