La pista della vendetta per una partita di droga

La procura continua a puntare sul regolamento di conti. Marzouk indagato dalla Guardia di Finanza per un traffico di cocaina

da Erba (Como)

Qualcosa è successo, ma cosa ancora non si sa. Forse è successo mentre Azouz Marzouk era in carcere per traffico di stupefacenti. Lui stesso ha ammesso di aver pestato i piedi a qualcuno, ma a chi e in che modo è ancora tutto da scoprire. È da lì che bisogna partire per capire quanto può essere grande un errore, quanto grave uno sgarro, quanto alto un debito o quanto pesante una partita di droga fatta sparire per vendicarsi con l’assassinio della moglie e del figlio.
L’uomo che tutti hanno accusato di avere sgozzato la moglie Raffaella Castagna, il loro bambino di due anni, la suocera e una vicina che rientrava dalla passeggiata con il cane, si è discolpato con una telefonata fatta al suocero dalla Tunisia. Non era a Erba lunedì sera. Non poteva essere stato lui a compiere quel massacro anche se chi vive in città continua a sospettare che il viaggio potesse essere premeditato. Lui si difende: «Anche ci fosse stato qualcuno di cui avevo paura, chi è mai l’uomo che scappa lasciando la moglie e il figlio?». Usa le stesse frasi che la gente usa per accusarlo. Ma nasconde sempre lo sguardo dietro un paio di occhiali neri.
Anche se il suocero Carlo lo difende ancora più di quanto non abbia mai fatto, questo tunisino di 25 anni ancora c’entra in questa storia in cui non c’è niente di chiaro tranne la furia con la quale gli assassini si sono accaniti sui quattro corpi. Dodici ferite sul corpo di Raffaella, massacrata a colpi di coltello e finita con un colpo di martello in testa. Come la suocera e la vicina. Non è solo un taglio alla gola netto, il messaggio che quel sangue era stato versato perché qualcuno aveva parlato troppo. È proprio una carneficina di chi non sta solo facendo un lavoro sporco, ma sta godendo nel vedere il sangue schizzare. Clan organizzati, aveva ipotizzato il procuratore capo Alessandro Lodolini. Ma Azouz smentisce la pista calabrese così come il primo giorno aveva cancellato l’ipotesi di un clan albanese. Resta il fatto che lui è coinvolto in un'inchiesta della Guardia di finanza su un traffico di cocaina tra Erba, Como e Lecco. Non è un pesce grosso, ma può aver fatto un errore che ha fatto arrabbiare quelli dai quali prendeva ordini. «Possibile che i vicini non abbiano sentito niente», ha detto Arianna Frigerio, la nipote di Mario Frigerio, l’unico sopravvissuto alla strage. Frigerio è il marito di Valeria Cherubini, la vicina uccisa. Lui è stato ferito alla gola ed è stato ricoverato all’ospedale Sant’Anna. L’altro ieri è tornato cosciente e sembrava che avesse raccontato che gli assassini fossero almeno due. Il suo legale, però, ieri ha smentito: «Io ero lì quando si è svegliato. Era sotto l’effetto dei farmaci e davvero era ancora intontito dal coma farmacologico. Non ha detto niente. Ha solo sbattuto le palpebre». La nipote Arianna vive vicino agli zii, in via Diaz, nella palazzina del massacro. Lei non era in casa lunedì sera e quando è rientrata e ha scoperto quello che era successo è stata la prima a domandarsi come mai i vicini non avessero sentito nulla. Il legale chiede di lasciarla in pace, perché la ragazza è sconvolta. Ma la sua osservazione è la stessa che si fa tutto il paese. Possibile che nessuno abbia sentito. I vicini continuano a dire che l’unica cosa che li ha distratti dalla cena che avevano in tavola sono stati i fischi delle sirene dei pompieri. In realtà la casa dove Raffaella viveva con il figlio e il marito è una grande casa di ringhiera, ristrutturata a nuovo, con appartamenti molto distanti uno dall’altro e muri spessi. Quindi chi può aver sentito sono solo i due vicini che abitano nello stesso corpo. Uno però è anziano e talmente sordo che se non fosse stato per i pompieri sarebbe rimasto in casa anche dopo l’arrivo dei soccorsi. L’altro, invece, di origini siriane non parla. Ci sono ancora troppi tasselli che mancano e il quadro è sempre più confuso. «Mia figlia aveva deciso di andare a vivere in Tunisia con Azouz», dice il suocero. E in paese la gente si domanda se non fosse per sfuggire a quel qualcuno che ha agito prima che si mettessero tutti in salvo.