Piste inutili: aeroporti da 3 biglietti al giorno

Enormi investimenti senza alcun piano nazionale, pochi viaggiatori: oltre la metà degli aeroporti italiani opera in perdita. Allo stato costano 700 milioni. <strong><a href="/a.pic1?ID=280786">Il presidente dell'Enac</a></strong>: &quot;Troppi terminal deserti&quot;

Roma - Questo aeroporto s’ha da fare. O ingrandire. O promuovere, collegare, «infrastrutturare». Non c’è sindaco, assessore o consigliere provinciale che non nutra la voglia matta di alzare gli occhi e vedere i cieli della sua comunità solcati da aeroplani. E da quando nel 2000 Roma ha chiuso i rubinetti dei finanziamenti, gli enti locali si sono sostituiti ai ministeri nell’aprire le corde della borsa. Perché in Italia, da che mondo è mondo, se non hai pista di atterraggio non sei nessuno. La carica degli aeroporti civili italici tocca quota 101. Di questi, solo 45 sono aperti al traffico commerciale. E di questi appena 21 superano il milione di passeggeri l’anno, soglia minima di esercizio sotto la quale si lavora in perdita. Come dire, 24 aeroporti, più della metà degli scali italiani, sono strutture antieconomiche. Sia ora che sono in funzione, sia prima, in fase di progettazione e costruzione: 700 milioni di euro spalmati in vent’anni dallo Stato su aeroporti dimostratisi solo macchine mangia soldi. «Ma probabilmente la lista di aeroporti in difficoltà è più nutrita - fanno sapere dall’Enac, Ente nazionale per l’aviazione civile -. La quota del milione di passeggeri è uno strumento di calcolo di produttività un po’ antiquata. Per avere la certezza di redditività oggi un aeroporto dovrebbe avere mezzo milione di passeggeri in più». Sotto quest’ottica, anche scali a una prima occhiata virtuosi potrebbero avere bilanci in rosso. È la situazione degli aeroporti di Alghero (1.299.047 passeggeri nel 2007), Genova (1.116.211) e Lamezia Terme, che con il suo milione e 457mila passeggeri nell’anno passato ha svolto comunque un ruolo di primo piano tra gli altri sei aeroporti della Sicilia (il primo è Palermo, 4 milioni e mezzo di biglietti staccati), club cui si è aggiunto recentemente lo scalo di Comiso, 47 milioni e mezzo spesi per dotare Ragusa di un suo terminal. Ma che i Ragusani dispongano di una pista tutta per loro non va giù ai messinesi, agrigentini ed ennesi, desiderosi anche loro di uno scalo. Ottocento chilometri più a nord lo scenario non cambia: a Siena un’alleanza tra Comune, Camera di commercio e Banca Montepaschi ha in progetto l’ampliamento dell’aeroporto, che nel 2007 ha visto transitare appena 1.083 viaggiatori, una media di tre al giorno. Numeri impressionanti, soprattutto se rapportati ai dati del vicino aeroporto di Pisa, che segna invece un record positivo: a fronte di meno di novantamila abitanti, la città vanta un aeroporto da 3.718.608 passeggeri all’anno. Questo perché il mercato è comunque in forte ascesa, e quasi tutti vogliono accaparrarsi una fetta della torta del trasporto aereo; torta che però verosimilmente continuerà a essere mangiata prevalentemente dai grandi poli aeroportuali: Milano, che nel 2007 ha visto transitare tra Malpensa e Linate quasi 34 milioni di viaggiatori, il sei per cento in più rispetto al 2006, e Roma, che con Ciampino e Fiumicino rappresenta il fulcro del mercato italiano con 38 milioni e 296 mila passeggeri nel 2007 (più 9,2 per cento). Dietro le due metropoli, una piccola compagine di virtuosi sopra i cinque milioni di passeggeri l’anno: Bergamo (5.737.092), Catania (6.079.699), Napoli (5.760.984) e Venezia (7.059.141). Senza una visione d’insieme, senza un piano unitario (come accade per esempio in Spagna, dove tutti gli scali sono gestiti da un’unica società a capitale pubblico), ogni aeroporto italiano è lasciato libero di inventarsi strategie e progetti, cercando di cannibalizzare il vicino. Risultato, decine di aeroporti dai numeri imbarazzanti: Bolzano - 74.922 utenti, Cuneo - 55.973, Brescia - 185.993, Crotone - 105.991, Foggia - 7.465, Parma - 142.837, Perugia - 93.416. Ma nuovi piani di rinnovo e ampliamento fioriscono incessanti, portati avanti da amministratori forti da un lato del prestigio che un aeroporto assicura a una città, e dall’altro della consapevolezza che, una volta fatto lo scalo, le casse pubbliche si sobbarcano altri costi importanti: infrastrutture di collegamento, controlli doganali e sicurezza, viabilità e servizi anti-incendio. Nel solo 2007, sono costati 70 milioni di euro.