Una pistola per Brunetta Bufera su vignetta Unità

Sotto il titolo "Guerre giuste" l’immagine di una persona
che, puntando una pistola, fa
intendere che al ministro si potrebbe anche sparare. Gasparri: superato il limite. Il quotidiano: "E' satira"

Roma - "La satira è sacrosanta. Bisogna evitare in materia le polemiche. Ma non si può non rilevare la pericolosa ambiguità della vignetta contro il ministro Brunetta pubblicata oggi nell’inserto satirico allegato all'Unità. Non so se il direttore del quotidiano l’ha vista prima che fosse pubblicata". Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, attacca duramente il quotidiano diretto da Concita De gregorio stigmatizzando duramente la vignetta contro il ministro della Pubblica amministrazione.

L'immagine incriminata Sotto il titolo "Guerre giuste" appare oggi l’immagine di una persona che, puntando una pistola come il killer suicida finlandese che dieci giorni fa aveva ucciso dieci studenti della propria scuola, fa intendere che al ministro Brunetta si potrebbe anche sparare. Sebbene, il ministro abbia più volte dimostrato grande sintonia con la satira istituendo addirittura un concorso per premiare la migliore vignetta a lui dedicata, in questo caso la "comicità" sembra aver superato il segno. "Tutti dobbiamo accettare anche la più graffiante presa in giro - commenta Gasparri che più volte ha elogiato chi lo imita anche in maniera molto vistosa - ma una pistola puntata, pur se in una vignetta, non è un bel gioco".

La denuncia di Gasparri "In un paese in cui violenza e terrorismo hanno una drammatica storia e forse radici non completamente recise, si scherzi su tutto, ma non con le armi e le pistole puntate. Sono certo - conclude - che il direttore dell’Unità, accortosi dell’errore, vorrà scusarsi con il ministro Brunetta".

La replica di Staino Secondoi Sergio Staino, direttore di Emme, si tratta di una vignetta che voleva esprimere "disagio" ma anche "vaneggiamento folle" ma che, se può essere interpretata diversamente. "La vignetta di Biani - dice Staino - nelle intenzioni dell’autore e nell’interpretazione che abbiamo dato come redazione, esprimeva solo il disagio, l’indignazione e il vaneggiamento folle e non certo condivisibile, che può provocare una strabordante polemica contro supposti fannulloni, in un paese come il nostro in cui invece sta crescendo la disoccupazione. In questo specifico caso - aggiunge Staino - il disagio profondo di una guardia giurata per la quale, il vecchio 'ferro', strumento del suo lavoro, sottolineava la sua attuale situazione di disoccupato". Questa, è la conclusione di Staino, "la buona fede nostra e del disegnatore, ma se, come può sempre accadere, la ciambella non è uscita con il buco e per una qualche ragione, legata al disegno o al testo, qualche lettore può interpretarla in modo da sembrare un invito all’uso delle armi, né io, né Biani, nè l’intera redazione di Emme, abbiamo alcuna difficoltà a chiedere scusa a questi lettori, ministro Brunetta, ovviamente, compreso". 

Le scuse (parziali) dell'Unità La direzione dell’Unità si associa alle scuse di Sergio Staino al ministro dell’Innovazione per la vignetta pubblicata, ma sottolinea che si tratta di satira, priva perciò di intenti che possano generare il sospetto di "ambiguità". "La direzione dell’Unità, nell’associarsi alle considerazioni di Sergio Staino ivi comprese le eventuali scuse nei confronti di chi si fosse sentito offeso - si legge in una nota - fa tuttavia notare che Emme è un settimanale satirico ('periodico di filosofia da ridere e politica da piangere', si legge accanto alla testata) e che, dunque, l’evidenza del contesto non può ingenerare alcun sospetto di 'ambiguità' sugli intenti della vignetta. Contesto, quello di Emme, che, per la storia e la qualità degli autori e dei collaboratori, è lontanissimo da suggestioni violente, come d’altra parte è confermato dai riconoscimenti che negli anni gli sono stati tributati. Qualche giorno fa, il prestigioso Premio Forte dei Marmi". La direzione dell’Unità "esprime sorpresa per le reazioni suscitate dalla vignetta negli stessi ambienti che hanno sempre giustificato e tollerato gli espliciti riferimenti all’uso delle armi fatti da un autorevole esponente della maggioranza di governo, Umberto Bossi, in contesti non satirici ma evidentemente politici. L’unica pistola 'vera' che appare sul numero odierno dell’Unità - si sottolinea - è quella che tiene in pugno, nella foto di prima pagina, Malalai Kakar, la poliziotta di Kandahar assassinata dai talebani per il suo impegno contro l’intolleranza religiosa e il fanatismo".