Pistolotto di Donadi ma parte la suoneria «Parole, parole, parole»

Se non fosse che il politico - il capogruppo di Italia dei valori alla Camera Massimo Donadi - è uomo di spirito, sarebbe potuta scattare una querela al proprietario del telefonino. Oppure l’accusa di qualunquismo. Il siparietto è comunque piaciuto a molti. Ed è sembrata un’altra puntata, più lieve di quelle giudiziarie, della «nemesi» che colpisce i giustizialisti. Questi i fatti. Un paio di giorni fa nel Transatlantico di Montecitorio Donadi intrattiene un capannello di giornalisti con un pistolotto sui politici che si autoassolvono sui giornali e «nei salotti televisivi compiacenti». Quando l’enfasi oratoria era al massimo, e con un tempismo degno dei registi della commedia all’italiana, dalla tasca di un operatore televisivo, è scattata la suoneria di un cellulare con un brano di una delle canzoni più famose di Mina: «Parole, parole, parole... ». Un attimo di panico e poi una risata liberatoria, alla quale si è unito anche il capogruppo dipietrista.