Pistorius cerca i Giochi «Chi non sogna perde»

Il sudafricano alla Notturna di Milano per qualificarsi a Pechino: «Ho solo tre gare»

da Milano

Correrà con la maglia numero uno. Chissà mai che qualcuno non lo riconosca. Numero uno per un protagonismo simbolico che piace tanto ai soliti cacciatori della lacrima facile o ai sacerdoti della retorica. Per loro conta che Oscar Carl Lennard Pistorius abbia un sogno, quello che ieri si portava scritto sulla maglietta. E non che porti a compimento il sogno. Le secolari mura dell’Arena, che hanno accompagnato grandi atleti e grandi imprese, stavolta dovranno occuparsi di un «eroe» dello sport moderno. Dalla magica pista che regalò uno straordinario record italiano dei 400 metri a Marcello Fiasconaro, Pistorius farà partire la sua rincorsa al sogno, che poi è quello di partecipare ai Giochi olimpici. Pistorius è uno che crede nei giudizi del cronometro. Sa bene che per Pechino l’impresa è quasi disperata. Ieri lo ripeteva come un ritornello: «Sono realista, ma è importante avere avuto un’opportunità. Ci proverò qui, poi al Golden gala di Roma e a Lucerna. Se non sarà stavolta, sarà per i Giochi di Londra del 2012». Potrebbe tentare con la staffetta e, comunque, non mancherà ai Giochi parolimpici: correrà 100, 200 e 400.
La Notturna di Milano rieditata dopo due anni, stavolta si è scelta una bandiera dietro alla quale tutti si sono uniti. Ieri è stato Formigoni, il presidente della Regione, a far gli onori di casa con Pistorius: gli ha consegnato il numero uno, ha benedetto quella sentenza che, a maggio, ha capovolto il precedente verdetto e permesso al sudafricano di andare a caccia del minimo olimpico. Minimo (45”55) un po’ lontano dal suo tempo migliore (46”56). Avrà tempo fino al 16 luglio, data limite concessa dalla federazione sudafricana, visto che i Trials per i Giochi si sono già svolti. «Ma un vincitore è solo un sognatore che non si è arreso» recitava la maglietta (copyright Nelson Mandela) ieri indossata da questo ragazzo di ventun anni, il sorriso spiccio e dolce, l’abbigliamento tappezzato dagli sponsor, che con Milano e l’Italia ha trovato feeling, condiscendenza e difensori nei mesi delle battaglie legali in cui voleva dimostrare la falsità della prima sentenza.
Lui ha lavorato duro per farcela, mai spaventato dalla scalata, come non può esserlo chi corre con due zanne in carbonio al posto dei piedi. Lo ha raccontato anche ieri: «Mia madre, dopo l’amputazione ai piedi, mi ha detto: in una gara chi perde davvero non è chi arriva ultimo, ma chi resta a guardare. Ed io ho imparato a mantenere sempre un atteggiamento positivo. Dopo la sentenza mi sveglio ogni mattina con il sorriso sulle labbra».
E stasera non lo perderà. L’Arena avrà occhi per lui ma anche per la Di Martino nel salto in alto, per la russa Lebedeva nel triplo, per l’etiope Mekonenn Tsigu nei 1500 m, per un gruppo di azzurri con vista Pechino tra cui i marciatori Brugnetti e Schwazer. Non ci sarà Gebrselassie. Montepremi per gli atleti di circa 200mila euro, alcuni con tanto d’ingaggio, altri vinceranno solo i premi gara: chi arriva primo porta a casa 5.000 euro.