Pistorius, la favola è senza limiti «Voglio scrivere uno storico finale»

Forse qualcuno guardava più loro che lui. Loro: le protesi. Lui, Oscar Pistorius, che non ha mai smesso di volare con le ali della fantasia e con la forza della convinzione. Un giorno lo ricorderemo. Si farà ricordare. Nessuno potrà dimenticare quel ragazzo in ottava corsia nello stadio di Daegu, inseguito da curiosità morbosa e sguardi sottili, partito e andato. Eppoi arrivato alla fine di una corsa che sarà storia. Comunque vada oggi nella semifinale dei 400 metri, Oscar “Blade runner“ ha già vinto il suo mondiale: ha passato il turno delle qualificazioni, ottenuto un tempo (45“39) che rivaluta anche i dubbi riproposti dalla gara a Lignano, dove ottenne il minimo(45“07) per essere al mondiale. Il grafico dei suoi ultimi tempi (nell’ordine: 46“65; 45“07; 47“47; 45“39) fa comprendere che il suo è proprio un caso limite, la corsa con le protesi non segue la logica più ferrea della corsa sulle gambe, la stanchezza fisica incrocia altri problemi. Ma oggi con questi tempi, lo splendido ragazzo sudafricano ha già un piede alle Olimpiadi di Londra, gli basterà ripeterli una volta nell’anno dei Giochi.
Per ora Pistorius s’accontenti di essere entrato nella storia, che è non poco. Ieri ha ottenuto il 14/mo tempo complessivo, Oscar se n’è messi dieci alle spalle. E siccome ai sogni non c’è limite, oggi proverà l’impresa delle imprese: andare in finale. Sarebbe più di un oro.
Correndo nello stadio di Daegu, davanti a diecimila persone che lo invocavano, Pistorius ha abbattuto una barriera e si gode il gusto della conquista. Beniamino dei coreani, beniamino di tutti, anche se tecnici e suiveurs capiscono che, guardando al di la del caso umano, c’è qualcosa che non va nella corsa con le protesi. Anche ieri Pistorius ha faticato per i primi 200 metri, poi si è ingoiato avversari e pista fin ad arrivare terzo alle spalle di Chris Brown (45“29), l’uomo di Bahamas, e dell’inglese Rooney (45“30), magari sfruttando l’infortunio dell’americano Mc Quay. Gli altri arrancavano e lui spingeva sulle gambe artificiali ricevendone sempre ugual spinta. É il segreto della sua forza. Almeno uno dei segreti. Ma poco importa, meglio ascoltare lui, 24enne felice e convinto. «E ora spero di scrivere altri capitoli della mia storia, visto che sono giovane. Ciò che è successo è stata la meta che ho inseguito per molti anni, e per la quale ho lavorato duro. Non mi sento un pioniere, però sono orgoglioso di aver vissuto un momento del genere. Ho avvertito molto la pressione dell’attesa che c’era per me, ma so che in semifinale sarà ancora peggio. Per entrare nei migliori otto mi servirà un autentico exploit».
Ancora una volta i caso umano ha preso il sopravvento. Ci si mette pure Lashawn Merritt, miglior tempo delle batterie (44“35), il naturale favorito dei 400 metri. «Mi auguro che ce la faccia», ha commentato il campione uscente dei 400, al rientro dopo una squalifica di 21 mesi per doping. «Ho parlato poco con lui - ha aggiunto - ma è stato abbastanza per capire che è una grande persona con un grande cuore. Lo vedo molto motivato e mi auguro il meglio per lui». Merritt se ne infischia di chi pensa che Pistorius abbia goduto vantaggi con le protesi in fibra di carbonio: «Io so solo - ha concluso - che lui ha lavorato duro per essere qui, e se l’è meritato». Appunto, qualcuno ha preferito l’aiuto del doping. Come doping, forse è meglio questo.