Pistorius, io l'avrei permesso 

L a motivazione con cui si intende escludere Pistorius dalle prossime Olimpiadi richiama alla mente il celebre Comma 22 che nel romanzo di Joseph Heller veniva applicato per l’arruolamento dei piloti dei bombardieri americani: «Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo». Così com’era formalmente ineccepibile, ma nella realtà idiota, far partire tutti i piloti applicando quella norma, è ora formalmente impeccabile, ma assurdo, scartare Pistorius seguendo la norma decisa (di fatto) dal perito della Federazione. Norma che non è meno grottesca del Comma 22: «Pistorius è svantaggiato dal fatto di aver subìto l’amputazione di entrambe le gambe, ma questo svantaggio è un vantaggio». L’esperto sostiene che le protesi danno una superiorità complessiva del due per cento rispetto agli altri atleti i quali, essendo non handicappati, partirebbero con l’handicap.
Si potrebbe intanto obiettare, a quel perito, che se ci si mettesse a discettare sugli apporti della tecnologia nello sport si scoprirebbe che la definizione di un limite è quanto mai ardua. Ad esempio. A quei livelli, dove si vince o si perde per centesimi di secondo, anche il tipo di scarpa può fare la differenza. E nel tennis, quanto contano le racchette? E gli sci? E la sciolina? E soprattutto: come mai il titolo mondiale di Formula Uno (quello che conta per la storia) viene assegnato al pilota e non al costruttore? Eppure ci sarà una differenza tra una macchina e l’altra.
Si potrebbe anche osservare che la Federazione ha scelto una valutazione solo «meccanica». L’aver perso le gambe, e l’averle riavute sotto forma di protesi in carbonio, ha dunque assegnato a Pistorius un vantaggio - paradossalmente - «fisico». Ma con quale svantaggio psicologico e morale deve lottare questo ragazzo nella sua vita di atleta? Non conta nulla, in una competizione sportiva, la forza d’animo di chi ha passato l’esistenza ad abbattere barriere?
Si potrebbe insomma dire tutto questo. Ma soprattutto, mi pare, c’è da prendere atto di come il «regolamento» abbia preso il sopravvento in un caso che, in mancanza di precedenti, poteva essere trattato con uno sguardo nuovo. I burocrati della Federazione hanno invece deciso che non è il sabato ad essere fatto per l’uomo, ma l’uomo per il sabato.
Almeno in un caso del genere, chi se ne frega dei regolamenti. Pistorius alle Olimpiadi sarebbe stato una favola, un segno di speranza per tanta gente sfortunata. Ma nel mondo di oggi, evidentemente, per le favole non c’è posto.