Pistorius, uomo bionico: "Non sono disabile, ma solo senza gambe"

Stasera al Golden gala occhi puntati sul sudafricano che corre i 400 con le protesi. "Odiavo l’atletica, ma ora voglio i Giochi"

Roma - «Non sono una persona disabile, sono semplicemente una persona senza gambe». Anzi, la cosa più veloce senza le gambe, uno dei soprannomi di Oscar Pistorius. Quando arriva sul campo di atletica, stacca dalle ginocchia le protesi normali di colore rosa e incastra i «ricambi», due lame nere e molleggiate. Ovvero le Ossur al carbonio (costate circa 26.500 euro) che gli stanno regalando un sogno: quello di essere uno sportivo e un professionista come tutti gli altri. «Ho quattro grandi sponsor - racconta l’atleta sudafricano appassionato di moto, ne ha addirittura tre nel garage di casa -. Voglio raggiungere dei risultati, mi piacerebbe essere ai Giochi di Pechino, ma non farò drammi se non andrò. Sono giovane, punto a Londra 2012».

La sua storia sta facendo il giro del mondo: nato con una malformazione congenita, i medici devono amputargli le gambe a undici mesi. Le prime protesi, una vita normale, lo sport, in particolare la pallanuoto e il rugby. Tanto da essere il migliore a portare la palla in meta.

Dopo la morte della madre Sheila (che lui ricorda con un tatuaggio al braccio destro, con le date di nascita e morte), un incidente lo costringe ad avvicinarsi all’atletica («uno sport che odiavo»), inizialmente per la riabilitazione. Nuove protesi costruite negli States e risultati eccellenti da subito: le medaglie nelle Paralimpiadi di Atene (oro nei 200, bronzo nei 100), poi i record mondiali nelle stesse discipline e nei 400. Il personale di 46”34 è molto vicino al 45”95, tempo limite per i Giochi. Anche Hollywood ha messo gli occhi su di lui e Tom Hanks, il Forrest Gump del cinema, è solo uno di quelli che vorrebbe girare un film sulla sua storia. «Quando mi chiedono cosa provo ad avere gambe artificiali, rispondo “non lo so, e tu cosa provi ad avere due gambe reali?”». Senza polemica, perchè lui è così.

Stasera intorno alle 20, le luci dell’Olimpico si accenderanno per la sua prima volta: una gara con quelli «normali», con gambe e piedi naturali, e partenza regolare dai blocchi. «Ai campionati del Sudafrica mi è già capitato di farlo, ma confesso di essere emozionato». «La partecipazione di Pistorius al Golden Gala è un fatto straordinario, può dare speranza a tanti ragazzi sfortunati», dice Pancalli, presidente del Comitato Paralimpico.

Poco male che la sua gara (i 400 metri) non sia quella con i big sui blocchi di partenza tra cui lo statunitense Merritt. E poco male che la sua prova sarà seguita dall’occhio vigile di tre videocamere, posizionate in vari punti della pista. Saranno analizzati vari aspetti, dalla falcata alla permanenza al suolo del suo piede: la Iaaf studierà poi immagini e dati.

Doping tecnologico è l’accusa che viene rivolta a Pistorius, chiamato anche blade runner perchè le due barre di carbonio lo fanno sembrare uno che corre su lame. «È una discriminazione e la polemica ha insinuato molti dubbi nella gente sugli sport paralimpici in generale. Le protesi? Altro che vantaggio: alla partenza ci metto di più a scattare, e la pioggia e il vento le rendono più rigide». Il tempo limite per Pechino è alla sua portata e se dovesse arrivare, potrebbe essere un problema in più per la Iaaf. Che già ha ricevuto la richiesta del Sudafrica di inserire Oscar nella squadra di staffetta per il mondiale di Osaka. «Non penso alle medaglie da vincere, ma a gareggiare con chi va più veloce di me». E infatti Oscar pensa già alla prossima sfida: domenica a Sheffield contro il campione olimpico e mondiale dei 400 Wariner.