Pittaluga, un gran signore fatto fuori

Caro Massimiliano, tu riesci sempre a sorprendermi.
Quando ho letto il tuo titolo «Ci vorrebbe ancora un Pitta» mi sono detto: che bello sarebbe se Max parlasse del «mio» Pitta, del grandissimo GB Pittaluga. Ma, prima di iniziare l'articolo, mi sono anche risposto: certamente sarà un altro Pitta, leggiamo.
E nel leggere ho scoperto come al solito di avere una serie di affinità con te che risultano per me assolutamente ogni volta sorprendenti: nella prima repubblica ho sempre votato PLI o PRI, più il secondo del primo per antico innamoramento culturale nei confronti di Ugo La Malfa, il La Malfa vero.
Inoltre anche io vorrei un partito impopolare e rompicoglioni, un partito della serietà e verità, che soffiasse sul collo a tutti per costringerli a fare le cose giuste.
Ed ancora, mi è venuto in mente come fosse ieri un periodo bellissimo che, come tutte le cose belle, durò il soffio di un mattino, in cui cercai con un gruppetto di carbonari di impegnarmi per far eleggere il professor Pittaluga come coordinatore metropolitano di Forza Italia.
Ovviamente anche allora qualcuno decise che non si doveva fare.
Ricordo un lunedì precedente al sabato dell'elezione in cui un inedito Professor Pittaluga arringò la folla in un Hotel del Centro, mostrando oltre alla ben nota professionalità e competenza anche una inaspettata forza di trascinamento. La gente si spellava le mani. Dopo due giorni si seppe che per volere degli allora «poteri forti» del centrodestra ligure, il sabato Pittaluga non sarebbe neppure stato candidato. Il Professore, con enorme signorilità, accettò in silenzio, partecipando a quell'inverecondo «congresso», in cui tutti i notabili del partito erano al tavolo degli oratori insieme a colui che sarebbe stato eletto (...)