Pitti diventa morbido con lo smoking in cashmere

Canali lancia Esperidi, lana rara per abiti da 10mila euro

Daniela Fedi

da Firenze

Quando il gioco si fa duro bisogna giocare la carta della morbidezza. Lo pensano in molti al Pitti di Firenze, mastodontica rassegna della moda maschile che ieri ha aperto i battenti sull’edizione numero 69 con un piccolo e inutile scandalo per la statua in cera dell’uomo che fa pipì appesa sul soffitto della Stazione Leopolda dove si è svolta la sfilata di Rick Owens.
Verosimile in tutto tranne nei tacchi da 12 centimetri e nel getto d’acqua più potente di quello di un idrante, la cosiddetta installazione voluta dallo stilista americano con la moda non ha molto da spartire e figuriamoci con l’arte. In scena fino al prossimo sabato le collezioni Uomo prodotte per l’inverno 2007 da 643 aziende tra italiane ed estere. Ad accomunarle solo la voglia di superare i problemi esplosi un anno fa con la caduta del cosiddetto accordo Multifibre che regolava l’importazione di prodotti dalla Cina sul mercato europeo. Nel settore si parla di cinquanta posti di lavoro persi ogni giorno. Proprio per questo stupisce non poco il lancio di Ccc, Chineese Cashmere Company, una nuova linea per uomo e donna prodotta in Cina e distribuita nel mondo grazie a un accordo di partnership tra la Fenix di Hong Kong e il fondo Charme che fa capo alla famiglia Montezemolo.
«Un conto è produrre ai loro costi ma vendere ai nostri fingendo che si tratti di made in Italy e un altro è far tutto alla luce del sole» sostiene Matteo Montezemolo. «I cinesi - aggiunge Alfredo Canessa - hanno il monopolio della materia prima, meglio quindi allearci con loro soprattutto pensando a Ballantyne». Lo storico marchio scozzese è il vero fiore all’occhiello di Charme con una collezione completa che oggi comprende anche capi in tessuto (il cappotto «shearling» nel suo piccolo è un capolavoro) e perfino i jeans. In compenso Aida Barni, signora del cashmere toscano, propone uno smoking fatto come un prezioso pullover a due fili. «La nostra azienda fa lavorare gli italiani» puntualizza mostrando con legittimo orgoglio uno scialle peso-piuma ma realizzato con 180 chilometri di filo, versione legale del proibitissimo shatoosh che in India sta portando all’estinzione un animale chiamato ibek. Altrettanto fiera della sua italianità Canali presenta un tessuto unico al mondo realizzato nel nostro Paese con un lotto di lana australiana d’eccezionale finezza. «Si chiama Esperidi - spiega Elisabetta Canali - ogni fibra ha un diametro di 12,8 micron, meno del cashmere migliore, più sottile dei capelli di un neonato». Con questa meraviglia che addosso sembra un soffio si potranno realizzare in tutto cento abiti che costeranno circa 10mila euro l’uno. Una follia? Mica tanto se si pensa che al Pitti vengono presentati prodotti come il pallone da cashmere (Brunello Cucinelli), l’abito per la Smart in pelle (Gimo’s) e i giubbotti limited edition nella tela degli spinnaker di Luna Rossa (Prada Sport).