Un pittore gentiluomo nella nobile Europa

Pompeo Batoni era il ritrattista prediletto dagli aristocratici del ’700. Una mostra lo riscopre come interprete di miti e allegorie

Un critico settecentesco, Giovanni Gherardo De’Rossi, l’aveva definito «l’artista dei forastieri» per la sua bravura nel ritrarre i numerosi intellettuali stranieri che giungevano a Roma nel Grand Tour. Figli di mercanti inglesi e tedeschi, studenti e imprenditori, innamorati dell’Italia, non potevano lasciare il nostro Paese senza un ritratto fatto da Pompeo Batoni. Così l’illustre pittore lucchese, nato nel 1708, e morto a Roma nel 1787, è passato alla storia soprattutto come grande ritrattista. E in effetti lo è stato, come hanno dimostrato alcune mostre del passato e le recenti a Houston e a Londra.

Ma Batoni era capace di ben altro, come rivela la grande rassegna che si apre domani nel Palazzo Ducale di Lucca in occasione del terzo centenario della nascita. La più esauriente e completa che del pittore sia stata fatta sino a oggi, con un centinaio di opere tra dipinti e disegni. Pale d’altare di grandi dimensioni, quadri da camera, disegni, giunti da tutto il mondo, molti mai visti in Italia dal tempo dell’artista, altri mai spostati dalla sede originaria, come la gigantesca e spettacolare tela con San Giacomo condotto al martirio del 1752, arrivata da Cassibile (Siracusa).

Batoni torna ad essere se stesso, un grande e sofisticato pittore di scene sacre, mitologiche e di storia, oltre che eccellente ritrattista. Molto avaro di autoritratti - in mostra ne è esposto uno solo di collezione privata - spiega in anteprima Fernando Mazzocca, uno dei curatori con Liliana Barroero, perché il suo vero ritratto emerge dalla pittura, quello di un artista interdisciplinare, pittore-scultore-architetto. L’Allegoria delle Arti, una tela giunta da Francoforte, dipinta nel 1740 a trentadue anni, ad esempio, sottolinea come le tre arti fossero inscindibili nella mentalità di Batoni, rivelandone indirettamente la personalità, insieme alle oltre cento lettere conservate nell’Archivio di Stato di Firenze e pubblicate per la prima volta nel ricco catalogo.

Figlio di un orafo, e orfano di madre, Batoni si forma nella natia Lucca. Ma, contro il volere del padre, che lo voleva tenere nella sua bottega, a diciannove anni va a studiare pittura a Roma. Ad aiutarlo un gruppo di mecenati lucchesi, che gli tolgono l’appannaggio, quando il pittore ventunenne sposa una una modesta ragazza, Caterina Setti, da cui avrà cinque figli. Batoni guarda all’antichità classica, a Raffaello, ai Carracci. Lavora per mecenati lucchesi e romani, in un ambiente vivo e stimolante, che lo mette in contatto con francesi, inglesi, tedeschi. È di casa all’Accademia di Francia protetto dal direttore-pittore Jean François de Troy. Negli anni Quaranta è ormai un affermato pittore di storia, con commissioni da tutta Italia.

Come dipingeva? A rispondere ci sono le prime due sezioni, della sei tematiche della mostra, dedicate alle «allegorie», «mitologie», «dipinti sacri». Grandi tele, qualche volta firmate, o dipinti da cavalletto, raccontano la scintillante interpretazione della classicità, in cui a far da protagoniste sono spesso morbide e sensuali donne trasformate nelle figure allegoriche della Pittura, Scultura, Architettura, Minerva, Venere, Lussuria. Difficile dire quali siano le più suggestive, di fronte a opere come La morte di Meleagro del 1743 o Il Tempo ordina alla vecchiaia di distruggere la Bellezza del 1745-1746. Scene complesse che preludono a tempi nuovi, come la parata di opere religiose, in cui le radici affondate in Raffaello e Correggio si trasformano in motivi quasi rococò.

Dagli anni Cinquanta comincia per Batoni anche l’intensa attività ritrattistica. A capo di una vivace bottega in cui lavorano anche i figli, che diverranno dodici col secondo matrimonio, dopo la morte della prima moglie, l’artista diventa il punto di riferimento dell’aristocrazia romana e d’oltralpe. Decine di stupendi ritratti escono dal suo laboratorio: i viaggiatori, gli ecclesiastici e gli intellettuali di tutta Europa, i principi e i re. Con un itinerario chiaro e intelligente, la rassegna conduce nel mondo dei ritratti, che è anche quello del contesto storico e sociale in cui vive Batoni, dividendoli per categorie («Viaggiatori del Grand Tour», «Aristocratici» e «Potenti»). Ci imbattiamo così in quei nobili inglesi un po’ spocchiosi, che si fanno ritrarre di fronte alle antichità romane per raccontare in patria che sono stati a Roma.

Accompagnati da vezzeggiati cani - tutti ripresi dalla realtà, sottolineano i curatori - hanno lo sguardo leggemente vacuo di chi posa per un noioso ritratto. Ma Batoni li immortala con il loro carattere, il loro sguardo, la loro fondamentale indifferenza, i loro abiti, i loro eleganti interni, raccontandoci tutto. Sfilano papi e potenti in quadri stupendi, tra mobili, argenti, porcellane.
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