Pittura e fotografia dalla Calabria all’Africa

Gianni Carrea, Flavio Costantini, Enrico Merli e Lucio Nocentini: pittori. Carmelo Calabria, Guglielmo De Luigi, Giorgio Leva e Vittoria Mazzoni: fotografi. Non una sfida, pittura vs fotografia, ma una mostra che ha nella consonanza e in un certo fare contrappuntistico la sua forza. Sì perché ormai la pittura, benché restia a rinunciare a secoli di sguardi privilegiati, ha imparato le gioie (e i dolori) della contaminazione e a dialogare con la fotografia. E lei a liberarsi di qualsiasi complesso edipico conquistando piena autonomia. Dove questa si misura in dialogo costante, come attesta anche «PriamArt» alla Fortezza del Priamar (Cellette Palazzo della Sibilla: C.so Mazzini 1, fino al 10 giugno, ingresso libero). Otto i protagonisti: ciascuno traghetta in uno spaziotempo ove la questione del medium si riformula in quanto questo porta ad affiorare. Scopriamo allora i ritratti di Carrea: visioni epurate da ogni caducità, ieratiche, ove il dettaglio è frutto di un processo che ha nel viaggio il suo teatro e nella fotografia il suo spartito destinato però, col ritorno a casa, a essere abbandonato per la pittura.
Nelle ultime spedizioni in Africa Carrea era con Leva, in mostra con le sue fotografie che abdicano all'esotismo a favore dell'ascolto. A far contrappunto quelle della Mazzoni, ove il paesaggio accoglie il corteggiare variazioni timbriche e cromatiche, mentre sul versante del sublime l'inno a una natura fiera di Calabria. La natura è indagine anche per De Luigi, con landscapes cuciti tra cieli sterminati, cirri e coste abitate da barche in secca. Ed eccoci pronti a «tornare» alla pittura, guidati dall'inconfondibile segno del Costantini della tragedia degli zar. Il vuoto delle stanze grida l'orrore su quinte di un passato recente di fasti: così la bellezza vira nell'inquietante. Proseguiamo tra onirico e immaginifico, tra sirene e cavalli con Merli, mentre con Nocentini ecco figure morbide ordinate tra piani, prospetti e ironia. Più che una mostra collettiva, otto calibrate personali per pensare, ancora, l'immagine e il suo medium.