La pittura «eretica» di Guido Biasi

«Un eretico dell’arte» è l’inusueto titolo della mostra del pittore napoletano Guido Biasi, in mostra fino al 7 novembre negli spazi della storica Galleria Blu di via Senato. Fondata nel 1957 da Peppino Palazzoli, e curata successivamente prima dal figlio Luca e dopo da Daniele, l'ultimo discendente della famiglia, la galleria ha festeggiato l'anno scorso, in occasione di due rassegne, il suo cinquantenario: la prima, terminata il 27 aprile, "Per una storia della pittura" decanta le doti dei più significativi pittori occidentali dell'anteguerra, dal surrealismo all'espressionismo e dal cubismo al futurismo, da Boccioni a Duchamp. La seconda, dal 7 maggio al 17 luglio, "Da Klein a oggi", ha dato rilievo a quegli artisti che hanno lasciato impronte fondamentali nella storia della pittura italiana, come Fontana, Bonalumi, Pollock. Guido Biasi, già ospitato dalla Galleria Blu nel 1971, fu intimo amico di Manzoni, Sordini, Colucci e Verga, e espresse alla metà degli anni ’50, tendenze verso il movimento di Pittura nucleare; nel 1957 firma il manifesto per la pittura organica insieme agli artisti appena menzionati e stende nello stesso anno il manifesto di Albisola Marina. Nel 1959 completa il manifesto dell'arte planetaria che coinvolge, oltre a lui, Enrico Baj e molti altri artisti: «I voli ultraterrestri, i globi extraterrestri non riguardano soltanto la scienza, ma prima di tutto la civiltà, il mito, l'arte… sollevarci dalla nostra terra tiranna…a costo che i nostri pennelli sfuggano al controllo umano».