La pittura di Maimeri da San Pietroburgo a Mosca

Successo per la grande retrospettiva dell'artista del '900 che a fine novembre sarà riallestita all'Istituto Statale di Culturadella capitale russa

Da San Pietroburgo si sposta a Mosca la grande retrospettiva di Gianni Maimeri, artista del '900 lombardo mai adeguatamente valorizzato. L'esposizione, ancora in corso presso l'Accademia Russa di Belle Arti di San Pietroburgo (fino al 6 novembre) a fine novembre verrà nuovamente allestita all'Istituto Statale di Cultura di Mosca, Museo di Storia, Architettura, Arte e Paesaggio Tsaritsyno di Mosca. Un'ampia delegazione italiana sarà presente all'inaugurazione tra cui svariati collezionisti d'arte, critici e giornalisti di fama internazionale, oltre alle alte cariche Russe, il Console Generale d'Italia a San Pietroburgo e l'Ambasciatore d'Italia a Mosca.
Gianni Maimeri 1884-1951 nasce a Varano Borghi sulle rive del lago di Comabbio in Lombardia. Dopo una breve parentesi veneziana, nel 1906 rientra a Milano e cresce sotto la guida dei pittori Leonardo Bazzaro e poi Emilio Gola. Nel 1918 realizza la sua prima mostra personale presso la galleria Giolli ponendosi subito al centro dell'interesse di critica e mercato. Maimeri si inserisce progressivamente e facilmente nel panorama artistico italiano del primo 900 dal quale tuttavia si distacca dopo l'avvento del fascismo. Nel 1923 insieme al fratello Carlo, chimico, rileva il Mulino Blondel alla periferia di Milano e fonda una piccola azienda produttrice di colori per belle arti che tra alterne vicende si svilupperà nel tempo fino a divenire leader nel settore con marchio conosciuto in tutto il mondo.
Nel 1929 ingaggia sulla stampa una battaglia contro la podesteria milanese circa il piano regolatore che prevedeva la chiusura della cerchia dei navigli. Importante testimonianza di questa impresa resta il ciclo dei Trenta navigli di Milano. Negli anni 30 oltre a consolidare l'attività imprenditoriale e realizzare una serie di opere legate al mondo della musica si dedica ad una attività teorico e letteraria che vedrà la redazione dei "Diari" (Carta, 1996) la messa a punto di un "Trattato sulla pittura" (Allemandi, 2010) e un "Trattatazione sullo studio del colore", questa ultima opera assai aggiornata alle nascenti acquisizioni europee nell'ambito della Gestalt.
Recentemente la critica e gli storici, dopo decenni di oblio, hanno intrapreso un approfondito percorso di riscoperta e valorizzazione del maestro ponendolo tra gli artisti di spicco nel panorama dei primi del 900. Di lui tra l'altro si sono occupati critici e studiosi quali Botta, Predaval, Gianferrari, De Grada, Manazza, Tadini, Davossa, Biscottini, Rebora.