La pittura di Pippo Spinoccia «riletta» attraverso la poesia

Ironico e dissacrante, Pippo Spinoccia non dimostra i suoi ottantun anni. Non li dimostrano nemmeno i suoi lavori, ora felicemente raccolti nell'antologica «A giorni alterni e strapuntini», che fino a giovedì è allestita allo Spazio28 underground (via Corridoni 49). Questo siracusano verace, milanese d'adozione, una lunga carriera artistica spesa tra insegnamento, mostre e teatri, presenta un vasto campionario della sua produzione dal '43 a oggi: tele, installazioni, ceramiche, lettere, cartoline e fotografie testimoniano una vitalità grandissima e una disincantata riflessione sul presente. Oggi alle 18, un gruppo di poeti si confronta con l'artista: Guido Oldani, Dome Bulfaro, Lucia Drago, Patrizia Gioia, Laura Pitschheider leggeranno loro versi ispirati ai lavori recenti di Spinoccia e a chiusura dell'incontro, per omaggiare la sicilianità dell'autore, Michele Cannaò reciterà la ballata U commattimentu di Orlandu e Rinardu. Con un uso del colore originale, che tende a sottolineare i contorni e premia i toni accesi, Spinoccia ha messo sulla tela una visione del mondo riflessiva, a tratti dolente. Questo aspetto della sua pittura spicca nel ciclo delle (umanissime, quasi dissacranti) crocifissioni, così come in quello dedicato alle prigioni (Celle 2002-2003), in Crocifissione vista da tergo e in Dopo l'Ultima Cena che rilegge a modo suo il capolavoro leonardesco del Cenacolo. Chi ha la curiosità di ascoltare questo colto interprete scoprirà anche un altro Spinoccia, meno evidente ma ugualmente intenso: quello degli «strapuntini», di una pittura ludica e gioiosa che si fa beffe del mondo e che non teme l'ironia.