Pivetti & C., stop baby vitaliziLa Casta vara la mini stretta

Schifani e Fini annunciano l'accordo: dal 2012 passaggio al sistema contributivo e stop ai baby pensionati. E la Pivetti deve aspettare 10 anni

Scatta la stretta sui vitalizi dei parlamentari. Dopo gli appelli e le raccolte firme di questi mesi, fatte proprie, tra gli altri, da Giulio Tremonti, Gianfranco Fini, Enrico Letta e Pier Ferdinando Casini, ieri è arrivato un primo atto concreto. I presidenti di Camera e Senato, Fini e Schifani, hanno convocato come atto di cortesia il ministro del Welfare Elsa Fornero e insieme ai rispettivi collegi dei questori le hanno comunicato che i vitalizi dei parlamentari verranno calcolati con il metodo contributivo a partire dal primo gennaio 2012. Una radicale modifica della disciplina in tema di assegni vitalizi, «assunta coerentemente con il rigore e la sobrietà del momento», che verrà completata entro la fine dell’anno, nell’ambito dell’autonomia costituzionale riconosciuta alle Camere dall’ordinamento.

«Dal primo gennaio 2012» si legge nella nota «sarà introdotto il sistema di calcolo contributivo, in analogia con quanto previsto per la generalità dei lavoratori. Tale sistema opererà per intero per i deputati e i senatori che entreranno in Parlamento dopo tale data e pro rata per quanti attualmente esercitano il mandato parlamentare. Sempre dal primo gennaio 2012 per i parlamentari cessati dal mandato sarà possibile percepire il trattamento di quiescenza non prima del compimento dei 60 anni di età per chi abbia esercitato il mandato per più di una intera legislatura e al compimento dei 65 anni di età per chi abbia versato i contributi per una sola intera legislatura».

Per effetto della nuova norma - che dovrà essere ratificata dagli uffici di presidenza, ma le presidenze di Camera e Senato non si aspettano sorprese - saranno circa duecento i deputati che dovranno aspettare il compimento dei 65 anni per avere diritto alla pensione. Tra questi anche l’ex presidente della Camera Irene Pivetti, che avrebbe potuto andare in pensione al compimento dei 50 anni, il 4 aprile 2013. In base alle nuove misure, avendo due legislature alle spalle, andrà in pensione a 60 anni, nel 2023.
La sforbiciata alle pensioni di deputati e senatori era stata già preannunciata il 24 novembre quando il Senato, in linea con quanto aveva deciso a luglio la Camera, aveva scelto di cambiare il sistema di calcolo degli assegni vitalizi, come vengono tecnicamente chiamate le pensioni maturate dai parlamentari al termine del loro mandato. Era, quindi, solo questione di giorni l’abbandono del sistema retributivo per i parlamentari, salvati dalla riforma Dini del ’95 e l’adozione anche per la «casta» del sistema di calcolo in base ai contributi effettivamente versati come avviene per la generalità dei lavoratori.

La misura approvata rappresenta sicuramente una piccola vittoria per coloro che da tempo si battono contro un privilegio che faceva somigliare le Camere a un Eldorado per pochi eletti. L’Italia dei valori - che per due volte aveva sottoposto all’aula una sua proposta di abolizione - si ritiene però insoddisfatta. «Bisognava avere più coraggio e intervenire anche sul passato» dice Antonio Borghesi. «Richiamare diritti acquisiti che non esistono per gli altri lavoratori appare quanto mai inadeguato. Si tratta dunque, ancora una volta, di un interventicchio».