Pivetti, la lumbard della prima ora che ha scelto "Roma ladrona"

L’ex presidente della Camera, espulsa dalla Lega, si è ritirata ma conserva l’ufficio a Montecitorio

«Benvenuto nell’ala delle cariatidi», ironizza sulla porta Irene Pivetti chiusa in un tailleur nero da mercoledì delle Ceneri, maliziosamente illeggiadrito da calze con ghirigori di perline e scarpe traslucide color acquamarina.
Siamo nella zona di Palazzo Marino - la dépendance di Montecitorio con gli uffici dei deputati - riservata alle vecchie glorie della Repubblica. Nella stanza accanto, per dire, c’è l’ottantaduenne, Antonio Maccanico. Irene, fanciulletta di 44 anni, è la sola eccezione al gerontocomio, avendo bruciato le tappe come nessuno. A 31 era presidente della Camera, a 37 ha lasciato il Parlamento. Ora si gode, vita natural durante, il pennacchio di ex.
Quando sono arrivato all’appartamento pivettiano, guidato da un’assistente in divisa venuta a prelevarmi al portone, la segretaria particolare era già di vedetta sulla soglia. «La presidente è subito da lei», ha detto gentile. Un istante dopo risuonavano i passi fermi di Irene in avvicinamento. E ora, eccoci qua.
«Hai smesso per sempre con la politica?», chiedo, mentre sediamo nello studio, tra piante ornamentali e le due bandiere inastate, italiana e Ue.
«Ho chiuso nel 2001 non ricandidandomi. Da quando non sono più schierata, ho riguadagnato delle amicizie. Ora faccio la consulente di relazioni istituzionali per alcune società», dice. Ha capelli corti da bonzo e una piantagione di gioielli. Orecchini a semicerchio, una complicata collana con pendaglio d’oro, anelli su tutte e due le mani, un orologio scintillante di brillantini grosso come il polso.
«Soprattutto, sei diventata una diva tv».
«Ho fatto l’esame di giornalista e invece della carta stampata, ho scelto la tv. È più varia. Si passa dall’informazione allo spettacolo».
«Se non fai più politica, perché ti tieni ufficio e segreteria a spese dell’erario?».
«L’ufficio non dipende dal fare politica. Ce l’ho, come gli altri, per avere servito lo Stato», dice piccata.
«Gli altri sono riserve della Repubblica», stuzzico.
«Allo stesso titolo, lo sono io. È un mio diritto. Le regole sono regole», dice con gli occhi fiammeggianti sul viso incipriato.
«Per te, è un privilegio. Non sei più nel giro».
«Hai un bel coraggio! Ho rinunciato ai privilegi e fatto risparmiare lo Stato, andandomene. E devo sentirmi fare queste domande!», dice sdegnata e aggiunge: «Non faccio spendere un soldo. Se non occupassi io questa stanza, sarebbe vuota. Qui, ce ne sono centinaia inutilizzate. Solo perché sono donna e ho appena 44 anni si solleva il problema. Mi volete morta?», drammatizza e si capisce che vorrebbe morto me.

«Com’è che vivi a Roma che, per te leghista padana, era “ladrona”?», la rabbonisco.
«Sono padanissima, è vero. Quanto a “ladrona”, erano altri tempi e si diceva di tutto. Abitavo già a Roma da deputato per evitare la spola con Milano. Poi, mio marito, Alberto Brambilla, e io, ci siamo fissati quando è nato Federico, il secondo. Ora mi sto affezionando alla città per via dei figli, la scuola, ecc.».
«Le creature finiranno per parlare romanesco».
«Già lo fanno. Una nemesi pazzesca».
«Rimpiangi Milano?».
«Molto. Mi manca la nebbia sull’argine del Po in novembre. Ogni tanto, vado a prendermene due boccate nel Pavese», e mima un pasto di nebbia con le labbra corallo.
«Da presidente della Camera eri una statua di cera, in tv sei scatenata. Sei bifida?».
«La natura dell’uomo è ricca. Ho molte sfumature, come tutti. Amo il rischio e mi provo in ognuna delle mie gamme».
«Per molti, la tua metamorfosi è esagerata».
«Non per la gente normale. Dà un po' fastidio agli intellettuali, perché guasta lo schema. Per loro, l’ex presidente dovrebbe restare ingessata per il resto dei suoi giorni. Ma lo schema non ha niente a vedere con i valori».
«Bacchettona in gioventù, oggi disinibita. Di solito succede il contrario».
«Sbagli. Da piccoli si sta sulla difensiva e si è rigidi. Da grandi, si è più sicuri e più liberi».
«In tv sei vietata ai minori: minigonna e décolleté in Ballando sotto le stelle. Altre volte, dark con stivaletti e frustino». Irene scoppia a ridere: «Ma quando mai? Al massimo scopro la schiena. È il paragone col mio passato che dà l’idea del vietato ai minori agli individui schematici».
«Mi stai insultando?».
«No. Tu ti fai portavoce dei pregiudizi. O lo pensi anche tu? Con i giornalisti non si sa mai».
«A proposito di giornalisti, saltando di palo in frasca, il mio collega e tuo grande amico, Renato Farina, ha avuto una disavventura. Come l’hai presa?».
«Ho sofferto sul piano umano. Ma resta un grande giornalista e noi siamo in ottimi rapporti».
«L’Ordine lo ha radiato».
«Un giorno si farà chiarezza. Gli Ordini danno spesso una lettura politica delle vicende».
«Vivendo a Roma, sei a tu per tu con la moschea contro la cui costruzione, anni fa, recitavi il rosario. Te ne sei fatta una ragione?».
«Dicevo il rosario usualmente, mai contro qualcuno. Prego per la convivenza e perché la parte buona degli islamici venga fuori».
«Sei ancora la cattolica integralista che polemizzava contro il cardinal Martini troppo a sinistra?».
«Sono una cattolica molto più matura...».
«Come Prodi che si dice cattolico “adulto”, per non dire che se ne sbatte della Chiesa?».
«Ahi, il vocabolario è minato. Per me, in ogni modo, maturo significa che non sono più sulla difensiva, che non vedo più pericoli ovunque, che amo la Chiesa più di prima e faccio qualche sacrificio per lei, compresa stare zitta. Ho capito che non è giusto spararsi in casa e che la carità viene prima della giustizia», dice Irene animata da una santa oratoria che mi affretto a spegnere con argomenti terra terra.
Che rapporti hai con Umberto Bossi, il tuo ex mentore?
«Nessuno. Mi espulse dalla Lega in modo violento. Ma non ci penso. Il rancore è faticoso e non ci spendo neanche una caloria».
Per chi voti oggi?
«Per chi mi convince».
Destra o sinistra?
«Non te lo sto a dire».
Sei scortese.
«Difendo la mia libertà».
Sei sempre per il federalismo?
«Non è la principale urgenza per l’Italia».
Hai mai capito qualcosa di politica?
«Quella scortese sarei io?».
Soddisfatta o triste che sia caduto Prodi?
«Pensavo che nella sua fragilità sarebbe durato fino in fondo. Prodi è stato inadempiente sul fronte economico e dell’occupazione».
Preghi perché l’esplorazione di Franco Marini riesca?
«Esplorazione di che? Meglio andare a votare. Anche se a entrambi gli schieramenti manca un disegno politico».
Delusa dal centrodestra?
«All’opposizione, l’ho visto imbelle e diviso».
Se torna il Cav, cambia musica o è il solito can can?
«Mi piacerebbe che cambiasse. Ma non ne sono convinta. Entrambe le leadership, quella di Prodi e quella Berlusconi, sono logore».
Ti ricordo che il Cav è il tuo datore di lavoro a Mediaset.
«Figurati. Non ho contratti con Mediaset. Il mio è scaduto a giugno».
Allora, coraggio: il Cav è sempre lui o è spompato?
«Non vedo disegni lucidi nemmeno da parte sua. Sappiamo che le famiglie sono in difficoltà, ma piani per alleviare le sofferenze non ne sento. È tutto stanco».
Che si fa?
«Diamo spazio alle donne. Sono le più adatte ai momenti di crisi».
Ti candidi?
«Io faccio un altro mestiere».
Chi proponi, allora?
«Non è affar mio».
Lanci il sasso e nascondi la mano.
«Lancio un’idea. Tocca ad altri realizzarla».
Dove va l’Italia?
«Va indietro. Perde competitività. Manca una politica di sviluppo economico. Nessuno ha idee».
Di che ci sarebbe bisogno?
«Guarda cosa hanno fatto gli spagnoli lavorando sodo e bene. Umili e moderni. Gli italiani invece sono presuntuosi e antichi».

E sommersi dall’immondizia campana.
«Un anno fa ho fatto un giro a Ercolano. C’erano già i rifiuti, tali e quali. I camorristi hanno imbattibili interessi e chi tocca i fili muore».
E Bassolino, Iervolino e Pecoraro che ci stanno a fare?
«La responsabilità se la deve prendere il governo, non può lasciarla agli amministratori locali».
Dei tre chi è il più colpevole?
«Pecoraro che è ministro. A lui sarebbe toccato assumersi le maggiori responsabilità. Oggi non ce la fa neanche De Gennaro, nonostante sia l’ex capo della Polizia».
Che dici della gente che, sommersa di rifiuti sotto casa, fa ammuìna contro le discariche a tre chilometri di distanza?
«Non voglio prendermela col cittadino, anche se intemperante. Non posso chiedergli più saggezza di quanta ne dimostri il governo».

Tra ieri e oggi, qual è la differenza?
«Negli anni '90, c’erano la Lega, Mani pulite, Segni e il maggioritario. Sembrava che l’Italia stesse cambiando. Oggi è lo sfacelo, con le istituzioni in rovina. È grave perché le istituzioni non servono ai ricchi, ma ai bisognosi che non hanno altro».
C’è un leader nuovo all’orizzonte?
«Mi andrebbero bene anche i vecchi. Anche i vecchi partiti. Mi basterebbe un po' di dignità».
Non hai risposto. C’è un emergente dignitoso?
«A sinistra vedo Walter Veltroni, che la sa lunga. A destra, non vedo nessuno».