Con Pivo la Nissan dice addio alla retromarcia

Il presidente Ghosn svela anche la supercar GTR Proto. Intanto Lexus mette l’ibrido sulla GS

da Tokio

Il Salone di Tokyo (a cadenza biennale, numero 39 l’edizione di quest’anno), si è sempre distinto, in passato, per gli eccessi e le follie stilistiche, spesso firmate con nomi improbabili (impossibile non ricordare la mitica Capucino, con una «c» sola).
Anche questa volta le stravaganze non mancano, ma sugli stand prevale il problema energetico, da risolvere al più presto, con l’ibrido, e nel medio termine con l’idrogeno. La «febbre» è alta e non c’è costruttore che non proponga almeno un modello o un concept in chiave ecologica, talmente alta da spingere qualcuno, «rumour» che circolava nei padiglioni della Makuhari Messe, a spacciare all’ultimo momento per ibrida un’auto che non lo è, con la semplice applicazione di un bell’adesivo sulle fiancate. Chi fa sul serio è certamente Toyota, pioniera dell’ibrido dal 1997 con Prius, che propone la doppia alimentazione anche per l’ammiraglia Lexus GS450h, equipaggiata di un potente 3.5 litri V6 che consuma come un piccolo due litri. È a idrogeno il concept Fine-X, con quattro ruote sterzanti, che si parcheggia ovunque con manovre semplicissime ed è dotato di due uniche porte a ala di gabbiano che spalancano l’accesso alle due file di sedili: Ruota di 360° la cabina sferica della simpatica Pivo di Nissan, sulla quale è abolita la retromarcia, stravaganza che fa da damigella alla bella concept che anticipa la prossima e imminente versione della supercar GTR Proto, autentico mito della tradizione sportiva di Nissan, inaugurata nel lontano 1969. Sullo stand Mazda regna sovrano lo spirito «zoom-zoom», ma spicca al centro il prototipo Senku dalla flessuosa carrozzeria in alluminio lasciato in colore naturale. Al secondo posto, per attenzione, c’è la Mx Roadster già vista a Francoforte; autentico esercizio di plagio la Verisa, fortemente ispirata alla Mini di Bmw, che difficilmente uscirà dai confini del Paese del Sol levante. Concentrata su B9 Tribeca, Subaru, fra tanti modelli non presenti in Europa, sottolinea la sua filosofia con la IVX, «intelligent vehicle» che punta su nuovi sistemi di sicurezza.
Creativa con la riuscita Wow, l’auto pensata per il migliore amico dell’uomo, il cane, al quale è dedicato uno spazio di grande comfort in prima fila, sfodera due vetture laboratorio di altissimo contenuto tecnologico, la sedan FCX Concept, alimentata a fuel cell, e la dinamica Sport 4, concept a trazione integrale, coupé a quattro porte che si percepiscono soltanto sfiorando la carrozzeria; di serie è invece Civic Hybrid in versione hatchback, quella destinata al mercato domestico. Un vero gioiello in miniatura è la Mitsubishi «i», con la lettera racchiusa in un cerchio, a sottolineare la rotondità delle forme: difficile da spiegare come si sia ottenuto un comodo abitacolo per 4 persone con una lunghezza massima di meno di 3,40 metri.
Potente esercizio stilistico, soprattutto per le dimensioni, è il prototipo PX di Suzuki, grande come una monovolume ma trasformata in avveniristico salotto da limousine. Curiosa, e non spiegata dagli addetti del marchio, la presenza solitaria, sullo stand Suzuki, di un concept marcato Chevrolet. Non cambia la vocazione di Daihatsu nella produzione di piccole vetture, non destinate nella maggior parte dei casi ai mercati occidentali, dove però potrebbe avere un buon successo, la piccola spider Copen Z. È un crossover dalla linea molto filante, il prototipo svelato dalla coreana Hyundai, denominata Neos-3, che non nasconde però l'ambizione di essere anche un Suv. Ha aperto al pubblico ieri, il Salone, e chiuderà il 6 novembre. Trentotto sono le case costruttrici presenti, da 14 Paesi. Tanti, e aggressivi, i marchi europei, di cui vi parliamo a parte in questa pagina.