Pizarro, da incompreso a salvatore della Roma

Sostituito sabato contro il Livorno, protagonista martedì in Champions

Claudio De Carli

L’isterismo nel calcio è una componente fondamentale, riesce nel giro di tre giorni a ribaltare le qualità di un calciatore e con lui dell’intera squadra. David Marcelo Pizarro, l’uomo di Spalletti, è solo l’ultima conferma: viene sostituito per scarso rendimento sabato in campionato e la Roma decolla e vince, subentra martedì sera in Champions e la Roma picchia una quaterna allo Shakhtar. Con il Livorno la sua assenza ha creato un vantaggio, con gli ucraini invece è stata determinante la sua presenza, è evidente che qualcosa non quadra. Con coda inquietante: meglio la vecchia Roma o la nuova di Pizarro?
Intanto i compagni stanno attenti perché il cocco di mamma quasi sicuramente non fallirà, e tutti ne parlano un gran bene, forse tranne Aquilani e Taddei, ma questo è un altro discorso.
Insomma tutta la squadra identificata con il cileno, unica variabile in mezzo a certezze: la squadra che trascorre un primo tempo di grande sofferenza, Spalletti che azzecca la mossa, la vittoria finale non convincente e la firma di Taddei a incidere sui risultati. Ma Pizarro non poteva essere improvvisamente imbrocchito e neppure è diventato un incantatore di serpenti tre giorni dopo. Al massimo ha ragione Spalletti quando spiega che il cileno è permaloso. A impostarlo da regista arretrato era stato Roy Hodgson, all’Udinese nel 2001. Luciano Spalletti quando torna in Friuli non tocca niente, poi le strade si dividono nuovamente, il cileno all’Inter, l’allenatore a Roma. Gira la voce che Spalletti sia uno dei pochi che decida ogni acquisto, quello di Pizarro è sicuramente il più ostinato e in questo inizio di stagione bizzarro, qualcuno potrebbe già rimpiangerlo perché nella stessa notte della quaterna giallorossa s’è vista la prima sconfitta ufficiale dell’Inter priva di un giocatore con le sue caratteristiche. Sabato l’Inter su, martedì sera l’Inter giù. E qui le storie si intrecciano perché la reazione del cileno, al momento della sostituzione con il Livorno, ha spiegato tensioni e carattere di Pizarro che lo scorso anno a Milano aveva taciuto solo a fronte della promessa che avrebbe sostituito Veron. Pizarro ha mandato giù bocconi amari per una stagione e come ha capito che non ci sarebbe stata storia per lui anche senza l’argentino tornato in patria, ha deciso di lasciare Milano. Arriva a Roma come l’acquisto principale e Spalletti, il suo tutore, lo toglie dal campo alla prima di campionato per scarso rendimento. Non occorre essere permalosi per sentire grandi e vorticosi giramenti.
Eppure è proprio Spalletti che lo sta proteggendo, sabato disse che non era stata la sostituzione di Pizarro a rimettere le cose a posto e che la Roma dopo il gol di De Rossi si era ormai tolta le paure dell’esordio in campionato. Anche nel dopo partita con lo Shakthar medesima situazione: «Pizarro è entrato quando la squadra aveva già indirizzato la partita per il verso giusto - ha commentato il negazionista Spalletti - lui ha dato solo una mano alla gestione della prima gara di Champions». Lo coccola e lo maschera, il cileno in fin dei conti è in comproprietà, isterismi a parte, non si sa mai.