Pizza: «Case e simbolo Dc sono nostri»

Guido Mattioni

«Casini e Cesa dovranno rinunciare, nel simbolo dell’Udc, allo scudocrociato. Quanto a Rotondi, si inventi un altro nome». Giuseppe Pizza, 58 anni, consulente aziendale per professione e democristiano per vocazione - è stato segretario nazionale dei giovani negli anni 70, - cita la sentenza 19381 emessa dalla Terza sezione civile del Tribunale di Roma. Tre cartelle per dire che la Balena Bianca ritorna a casa. Quella di sempre.
Pizza, lei è il segretario politico. Ci spiega questa storia dall’inizio?
«Quando la Dc fu sciolta da Martinazzoli, nel ’94, con un Consiglio nazionale, trasformandola nel Partito popolare, un gruppo di noi si oppose e iniziò una battaglia giudiziaria, promossa dall’ex segretario Piccoli».
Dodici anni dopo la sentenza. Che cosa dice?
«Primo, che la Dc non è mai stata sciolta perché in base allo statuto e al Codice civile avrebbe potuto farlo soltanto il Congresso e non un Consiglio nazionale».
Il secondo punto?
«Il Partito popolare non è l’erede della Dc, ma un soggetto autonomo che con essa non ha nulla da spartire».
Quindi?
«Non può disporre del nome, del simbolo e del patrimonio dello scudo crociato».
Patrimonio che all’epoca dello scioglimento consisteva in…?
«In 517 immobili, anche di grande pregio. Di cui il Pp, pur essendo non dominus, ha disposto in buona parte - cedendone alcuni alla Cdu di Buttiglione - per un valore all’epoca di un migliaio di miliardi».
Compravendite che quindi oggi verrebbero a decadere?
«Certo, dal momento che non ne avevano la disponibilità».
E il terzo punto della sentenza?
«Riconosce al partito, di cui sono segretario, e che peraltro ha sede in Piazza del Gesù 46, la continuità politica e giuridica della Dc di De Gasperi. A ulteriore conferma ricordo che fu proprio il nostro presidente, l’avvocato di Caltanissetta Giuseppe Alessi, ex senatore, 102 anni splendidamente portati, a scegliere il nome e a disegnare il simbolo. E che nel suo studio, il 16 dicembre 1943, nacque la Dc, fondata da lui, dal senatore Albisio e dall’onorevole Bernardo Mattarella, entrambi allievi di Don Sturzo. Furono loro a donare nome e simbolo a De Gasperi».
Quindi vi ritroveremo alle elezioni?
«Ci eravamo già alle ultime politiche, in cui abbiamo appoggiato il centrosinistra portando a casa 150mila voti e un senatore, Pietro Fuda. E sabato e domenica celebreremo a Roma, nell’area monumentale di Santo Spirito, il 20° congresso nazionale dello scudocrociato. Quello vero».