Pizzetti, bis di bronzo Magnini risorge: «Quarto ma contento»

Si può essere felici per un oro europeo mancato per soli 18 centesimi? Nonostante tutto, Filippo Magnini può dire di sì. Per almeno quattro motivi. Perché significa aver cancellato due anni di vuoto cosmico in assenza di risultati, perché significa essere tornati tra i grandi della specialità, perché significa aver quasi azzerato il gap con il mostro sacro dei 100 stile libero, il francese Alain Bernard, che negli ultimi tempi s’aggirava sempre sul secondo abbondante, perché significa che, in fin dei conti, i superbody non hanno mai strizzato l’occhiolino al pesarese: e ora che si riparte nuovamente alla pari «re Magno» può tornare ad ambire a nuove corone in quella specialità che l’ha visto salire due volte sul tetto del mondo.
Non c’è spazio per la delusione ora. Perché Filippo Magnini è un campione ritrovato. «Non lascio Budapest con brutti pensieri», ha detto al termine della gara, chiusa in 48”67. Gara condotta come gli è sempre piaciuto fare, migliore ai blocchi di partenza, prima vasca in sordina (sesto in 23”65), poi quegli ultimi 50 metri esplosivi chiusi in 25”02, crono di gran lunga migliore di quello dell’oro Bernard (25”50) e dell’argento Lagunov (25”43). «Ho fatto un’ottima gara, almeno non ho rimpianti», ha spigato. Se non è arrivata la medaglia è solo questione di centesimi e di centimetri: il francese Meynard (bronzo), ha corso più lento di Magnini la prima parte di gara (settimo in 23”68), ma ha avuto un ritorno migliore (24”88). «Ero lì per le medaglie, peccato perché negli ultimi 10 metri sono “crepato”. Eppoi non sono uno stangone...».
Due medaglie di legno, due podi mancati entrambi per 11 centesimi (nella 4x100 e nei 100 sl) potrebbero lasciare il segno su qualsiasi atleta. Eppure Magnini è il ritratto della serenità. Perché è finalmente arrivata la fine dell’incubo, leggi superbody. «Quei costumi non mi hanno mai aiutato, ma in questi due anni (dove ha fallito la qualificazione alla finale sia alle Olimpiadi di Pechino che ai mondiali di Roma) ho avuto anche dei problemi alla spalla e la voglia di allenarmi non è mai stata al 100%». Eppure il coltello torna sempre a girare nelle piaga dei body di plastica. «Quando mi lamentavo, non ero soltanto un brontolone: il tempo mi ha dato ragione». «Magno» è pronto a tornare «re».
Così come è pronto ad affacciarsi alla ribalta mondiale Samuel Pizzetti, 23enne di Codogno, doppiamente bronzo nel mezzofondo. Ieri è arrivata la medaglia negli 800 sl, frutto di una gara «che ho condotto di testa mia: mi sono tenuto nei primi 200 metri, ho progressivamente accelerato nel cuore della gara e ho dato tutto nelle ultime quattro vasche». L’oro del francese Rouault è rimasto lì a 1”66, giusto ad amplificare quel pizzico di rammarico per non aver provato ad accelerare qualche metro prima, perché se Pizzetti è stato imprendibile negli ultimi 200 metri, ha pagato caro quella corsia 8, lontano dalle «lepri» Rouault e Kubusch, che forse non gli ha permesso di controllare a dovere gli avversari. «Ero vicino agli altri due e quindi un pizzico di rammarico c’è. Però è arrivata la seconda medaglia e non posso che essere contento».
E questo pomeriggio, ancora profumo di medaglie per il nuoto azzurro. Perché quando scende in vasca Federica Pellegrini non può essere altrimenti, tanto più che i 200 sl sono la sua gara preferita, quella che potrebbe nuotare a occhi chiusi, quella che puntualmente «nuoto sempre al massimo perché mi piace troppo e dopo la prima virata è dura fermarsi: eppure ogni volta, nelle batterie e in semifinale, mi riprometto di risparmiare un po’ di energia...». Ma tanto le rivali sono abbondantemente dietro.