Pizzimbone, i «pionieri» dell’ecoindustria

Alberto Mazzuca

Giovan Battista Pizzimbone, «Gibi» per gli amici, si sente un pioniere nel mondo dei servizi ambientali, c’è chi lo paragona addirittura a un cow boy dell’ecoindustria. Del resto lui non fa nulla per correggere questa immagine. Dice: «Con gli Ato si apre ora per noi una prateria sconfinata». Gli Ato? Una sigla, significa «Ambito Territoriale Ottimale» e indica società a capitale interamente pubblico partecipate da più Comuni in modo da assegnare appalti per territori più ampi, in media dai 200 ai 250mila abitanti, con il risultato di consentire economie di scala e un servizio migliore. Appalti per la raccolta dei rifiuti, per la pulizia delle strade o delle spiagge, per tutto ciò che riguarda l’ambiente. I primi Ato sono partiti in Sicilia nel 2006 in quanto nella regione il settore ambientale è stato commissariato e quindi la decisione è stata rapida, ma entro il 2008 la loro attuazione, che interessa tutti i Comuni, anche quelli grandi come Milano, Roma, Napoli, Firenze, Bologna, dovrà essere estesa in tutt’Italia.
Un mercato frazionato. Certo, ci sarà come sempre qualche ente locale che chiederà (e otterrà) lo slittamento della data ma la tendenza è quella, non ci sono alternative. E quindi questo mercato richiederà investimenti, tecnologia, capacità di programmare. Ma dal momento che è un mercato molto frazionato, con tantissimi piccoli operatori e solo quattro o cinque grandi, per forza di cose molti dei piccoli dovranno farsi da parte. Non potranno cioè far fronte, spiega Pizzimbone, «al nuovo scenario creato dagli Ato». Ecco allora il discorso della pianura sconfinata che si apre per tutti gli altri, per quelli almeno in grado di rimanere competitivi: la West management di Milano, la Gesenu di Perugia, la Biancamano di Milano, la De Vizia di Torino, la Manutencoop tra le cooperative. È una pianura, chiarisce, «meno selvaggia rispetto al Far West che regnava nel settore sino a una quindicina d’anni fa ma decisamente più ricca». E con un business ancora più promettente. Di conseguenza Pizzimbone vuole essere assolutamente della partita. E alla fine di luglio ha chiesto alla Consob la quotazione al mercato Expandi della sua azienda, la Biancamano. Cioè una delle grandi del settore. Il ruolo di advisor è stato affidato ad Abm Finance, global coordinator saranno Banca Imi e Intermonte. Sarà messo sul mercato il 40% del capitale, la quotazione è prevista per fine ottobre e i quattrini ottenuti serviranno per finanziare lo sviluppo del gruppo. «Anche attraverso acquisizioni», spiega Pizzimbone.
L’imprenditore. Gibi Pizzimbone, imprenditore della prima generazione, alto più di un metro e ottanta, capelli lunghi, occhi grigio-azzurri con alle spalle molti cuori femminili infranti, ha quarant’anni essendo del 1966, ma da dieci è nel settore dei rifiuti. Ed è il secondo di tre fratelli: Emanuela, la più grande, è sposata a un imprenditore d’arredamento del Monferrato, Paolo Cappa, mentre Pierpaolo, il più giovane in quanto è del 1969, lavora insieme a «Gibi» ma è noto anche nel mondo del gossip per essere stato fino a non molto tempo fa il fidanzato di Stefania Orlando, la show-girl. Nativo di Savona, «Gibi» cresce a Vercelli in quanto il padre, un genovese di nome Emanuele, è a lungo ingegnere capo di quel Comune, fa il militare tra i carabinieri a Laives, provincia di Bolzano, e non ha ancora vent’anni quando inizia a lavorare a Torino presso un'azienda di costruzioni, la Borini. Due anni più tardi, nel 1988, si mette in proprio, creando un’impresa edile, la Eurocostruzioni. Finché si imbatte, «quasi per caso», dice, nel problema dello smaltimento dei rifiuti. Ed è «un amore a prima vista». Si appassiona talmente da abbandonare l’edilizia e accettare nel 1996, quindi a trent’anni, la responsabilità di dirigere la Ponticelli, un’azienda di Imperia nata nel 1970, controllata da una decina di soci e specializzata nello smaltimento dei rifiuti con un bacino di utenza di 44 Comuni della zona.
La famiglia. Lo affianca in questo lavoro il fratello Pierpaolo, anche lui geometra. E con i due giovani manager la Ponticelli amplia la sfera d’azione, occupandosi anche della raccolta dei rifiuti. Non solo a Imperia ma anche nelle province di Savona e Genova. E in otto anni il giro d'affari lievita sino a toccare i 25 milioni di euro.
La svolta nel futuro dei due fratelli Pizzimbone avviene proprio nel 2004 con la nascita della Biancamano, una società di partecipazioni controllata in parti uguali da «Gibi» e Pierpaolo. E perché Biancamano? Era, spiega «Gibi», «il nome della saletta executive del Jolly hotel dell’aeroporto di Genova. Eravamo in tre a discutere sulla nascita della società: mio fratello, io e un amico che è anche il nostro commercialista, Massimo Delbecchi. E quando si è trattato di scegliere il nome, ho proposto quello della saletta, Biancamano. Ricordo di avere detto: «È un nome che porta buono». I due fratelli rilevano poi la Ponticelli e subito dopo un ramo d’azienda della Aimeri di Cuneo, la Aimeri Ambiente. Un marchio storico del settore: fondato nel 1973 per la raccolta dei rifiuti in una fetta del Piemonte, viene acquisito nel 1995 dalla Camuzzi, la società dell’Enel specializzata nella distribuzione del gas, e si espande in Lombardia, nel Veneto, in Liguria, in valle d'Aosta, in parte dell’Emilia e della Sardegna. Una cosa grossa, insomma. Per poi finire nell'orbita dei fratelli Pizzimbone.
La realtà oggi. Oggi il gruppo Biancamano, quartiere generale a Milanofiori, ha 1200 dipendenti, un fatturato di 57 milioni di euro di cui l’80% realizzato con i servizi di igiene, serve con 900 automezzi 214 Comuni per un totale di 900mila abitanti e più di 270 aziende private, grazie agli Ato è sbarcato in Sicilia vincendo l’appalto di Catania 2 (valore di dieci milioni di euro l’anno). Nei primi sei mesi del 2006, fa presente «Gibi», «abbiamo valutato 500 gare d’appalto, abbiamo partecipato a 22 gare e ne abbiamo vinte nove, cioè il 40%. Da Campione d'Italia a Courmayeur, da La Thuile a La Salle». Ed entro il 2009 conta di raddoppiare il fatturato.
La passione: i fornelli. Single, grande passione per la cucina nel senso che ama stare dietro ai fornelli, con una particolare propensione per i risotti, la pasta al forno e la cacciagione, Pizzimbone senior passa quasi tutta la settimana a Milano per poi tornare nei weekend in Liguria, gira in Maserati, ha nei pressi di Savona una barca a motore di 14 metri, ma gli piace anche andare a trovare le due nipotine nel Monferrato, Camilla e Marianna, è presidente del Circolo di Imperia, uno dei duecento circoli sparsi per l’Italia e voluti da Marcello Dell’Utri per fare cultura in quanto la cultura, dice, «non può essere sempre appannaggio esclusivo della sinistra». È convinto che «Milano sia sporca» e che la cosa migliore sul fronte dei rifiuti sia quella di «spaccare in quattro la città», affidando le quattro fette ad altrettante società in competizione tra loro, e preferisce delegare a Pierpaolo il compito di trattare con le amministrazioni locali mentre lui resta al timone di una macchina complessa come quella per la raccolta dei rifiuti. Complessa e anche innovativa. Innovativa? Già, innovativa. Come è, a esempio, il battello fornito a prua di una rete particolare ed utilizzato questa estate ad Alassio per pulire il mare davanti alla spiaggia. Come sono i trattori dotati di una tramoggia a setaccio ed usati di notte per la pulizia della spiaggia di Giarre, sulla costa ionica. Come è il «programma cruscotto» che, dice «Gibi», «abbiamo solo noi in quanto ce lo siamo creato in casa». E cos’è? «Grazie al nostro software e al rilevamento Gps, siamo in grado di avere in tempo reale la situazione generale degli automezzi. Dove sono, se sono fermi o in movimento, qual è il consumo di carburante. Un modo per monitorare la qualità, l’efficienza, i costi». E poi, afferma, «anche noi siamo una novità: non abbiamo infatti concorrenti quotati in Borsa, noi saremo i primi».
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