Pizzo Calabro, i Ris sono a caccia dei resti di Gioacchino Murat

Le spoglie dell'ex Re delle due Sicilie sono sepolte in una fossa comune sotto la Chiesa di San Giorgio di Pizzo. Il progetto è interamente finanziato dal comune calabrese. È il terzo tentativo di recupero, dopo i fallimenti del 1899 e del 1976. I discendenti hanno già dato il Dna

Alla ricerca dei resti di Gioacchino Murat. Nei giorni scorsi si è costituita l'equipe che dovrà individuare le spoglie dell'ex Re delle due Sicilie, fucilato a Pizzo Calabro (Vibo Valentia) e sepolto in una fossa comune sotto la chiesa di San Giorgio di Pizzo. E gli attuali discendenti diretti di Murat sono già disponibili a sottoporsi all'esame del Dna.
Trovare il suo scheletro non sarà facile: ecco perché gli organizzatori della ricerca hanno chiesto (e ottenuto) l'aiuto tecnico della Rodeco, una società specializzata nell'uso di tecniche non invasive e non distruttive per compiere l'indagine geofisica del sottosuolo della Chiesa di San Giorgio. La tecnologica radar - spiegano gli organizzatori - consentirà di studiare il sottosuolo e le opere di ingegneria civile attraverso l'analisi delle modalità di propagazione delle onde elettromagnetiche. A quel punto, visto che Murat era alto un metro e ottanta, mentre al tempo l'altezza media non superava i 160 cm, i suoi resti dovrebbero essere facilmente identificati. Il progetto è interamente finanziato dal comune di Pizzo che ha accolto un progetto presentato dall'associazione «Gioacchino Murat» di Pizzo. La comparazione del Dna sarà affidata i carabinieri del Ris di Messina. Individuare e riportare alla luce i resti di «Gioacchino Murat» è una idea che il sindaco Nicotra e una specie di «fissazione» dei suoi concittadini. In passato sono stati fatti negli anni due tentativi di recuperarli - nel 1899 e nel 1976 - tutti miseramente falliti.