Pizzo, Pisapia smentito ma guai a dirlo

Prefetto e carabinieri sconfessano il sindaco. Scatta la «guardia mediatica». Maroni, però, sta con l’Arma. Il colonnello Pascali ha definito inattendibile l'allarme sul racket

E che nessuno si azzardi a mettere in dubbio quello che dice il sindaco, anche le affermazioni più gratuite e opinabili, perché immediatamente la guardia del corpo, la scorta mediatica scatta in sua difesa. È successo anche l’altro ieri, quando il comandante provinciale uscente dei Carabinieri, il colonnello Sergio Pascali - un tecnico, si badi bene, della lotta al crimine e alla mafia in particolare: un tecnico qualificatissimo - si è permesso di manifestare le sue perplessità sulle affermazioni di Pasapia, secondo cui a Milano «un negoziante su cinque paga il pizzo». «Non sappiamo da dove il sindaco abbia preso i suoi dati o da chi li abbia avuti ma non sono attendibili: sono stati già nettamente smentiti dalla Dia di Milano e dalla Direzione nazionale antimafia». Cioè non da una gang di berlusconiani. E anche il prefetto Gian Valerio Lombardi lo conferma: «I numeri non sono quelli».

Apriti cielo! I giornaloni, l’affezionatissimo Repubblica in prima fila, sono partiti a testa bassa in difesa del «loro» Pisapia. Il quale, rispettando gli automatismi che si applicano in questi casi, ha rimbrottato l’ufficiale: non bisogna «minimizzare il pericolo», le cifre ufficiali sono «solo la punta dell’iceberg» della penetrazione mafiosa a Milano e avanti con la solita litania da salmodiare in queste occasioni. Ma se i dati ufficiali non sono affidabili, a quali dobbiamo credere? E perché dobbiamo credere a quelli di Pisapia? Il quale, naturalmente si guarda bene dal dirci dove ha preso le cifre che brandisce, come dovrebbe fare un diligente amministratore tutte le volte che dà i numeri.

Giacché, nell’interesse dei cittadini, un sindaco non può lanciare un allarme così forte e inquietante senza citare una fonte attendibile, accreditata e documentata. Come è il comandante provinciale dell’Arma, grazie anche al suo splendido curriculum, con benemerenze antimafia certamente molto superiori a quelle che può vantare l’avvocato Pisapia.
È la prima che un tecnico qualificato, cifre e fonti alla mano, viene contraddetto da un politico che non è in grado fornire dati attendibili ma solo impressioni, e dati arbitrari. E che per di più non cita le fonti ma enuncia banalità e luoghi comuni: «Non minimizzare», «la punta dell’iceberg»… Che insomma pretende che gli si creda sulla parola. Ma è anche la prima volta che per la sinistra un politico è più credibile di un tecnico. Ma non vanno chiedendo da mesi un «governo tecnico»?

Ma si sa, da quelle parti piacciono solo tecnici ubbidienti.
Per di più l’ufficiale in questione si è anche permesso di notare che, per quanto gli risulta, «i militari in città, diminuiti in seguito alle posizioni del sindaco, erano stati utili sugli obiettivi fissi, facendoci recuperare risorse, e in pattuglia per l’effetto deterrente». Ancora una volta, dati e fatti contro un ottuso pregiudizio, una posizione ideologica, ostile alla «militarizzazione della città». La potremmo chiamare la «linea Leoncavallo».