Pkk, la Turchia respinge la tregua

Il ministro degli Esteri Babacan rifiuta l'offerta dei ribelli. Bagdad: pronti ad aiutare Ankara. Erdogan: azione con gli Usa. <strong><a href="/a.pic1?ID=215342">Curdi in lotta anche con l'Iran</a></strong>

Bagdad - Il ministro degli esteri turco Ali Babacan ha ottenuto oggi a Bagdad un pubblico impegno iracheno a un’azione congiunta per liquidare i campi del Pkk in Nord Iraq. "Lavoreremo insieme per risolvere il problema" della "minaccia" rappresentata dai guerriglieri indipendentisti curdi turchi nel Nord dell’Iraq, ha detto il ministro degli esteri iracheno Hoshyar Zebari (un curdo del Nord) durante la conferenza stampa congiunta con il ministro turco tenuta dopo un loro incontro nella capitale irachena dove Babacan è arrivato stamani. "I nostri governi non consentiranno ad alcun gruppo, compreso il Pkk, di avvelenare i rapporti" tra Ankara e Bagdad, hanno detto oggi i due ministri ministri.

Bush pronto a intervenire, Erdogan conferma Secondo il quotidiano "Chicago Tribune", il presidente americano Bush avrebbe assicurato ieri sera, in una telefonata, al presidente turco Abdullah Gul, che gli Usa sarebbero disposti a raid aerei, forse congiunti, iracheno-americano-turchi, contro i ribelli separatisti curdi turchi del Pkk in Nord Iraq per rendere inutile un intervento "diretto e unilaterale" della Turchia in territorio iracheno, cui gli americani sono decisamente contrari. Bush ha sollecitato direttamente il premier iracheno Nuri al Maliki, ad una "rapida azione" nei confronti dei separatisti del PKK, che gli Usa e l’Unione europea considerano terroristi. Secondo quanto ha dichiarato lo stesso Erdogan a Londra il segretario di Stato americano Condoleezza Rice gli ha parlato domenica scorsa per telefono di un’ operazione congiunta contro i ribelli del Pkk in Nord Iraq. La Rice starebbe anche esercitando forti pressioni sul leader curdo Nord iracheno Massud Barzani. "Pensiamo che il modo migliore per affrontare il problema dell’attività minacciosa del PKK sia quello di vedere Turchia e Iraq lavorare insieme per attenuare ed eliminare questo problema", ha detto oggi il portavoce della Rice.

Il premier: "Pazienza finita". Ma la diplomazia lavora La Turchia agirà contro i guerriglieri curdi che operano dall’Iraq del nord "nel giro di pochi giorni" se i "previsti sviluppi" non si concretizzeranno, ha detto ieri sera il primo ministro turco Tayyip Erdogan dall’Inghilterra, dove si trova per una visita di Stato. Erdogan ha detto che la Turchia ha chiesto al governo iracheno di non permettere che i ribelli stabiliscano accampamenti sul proprio territorio. "Se continuano a mantenere quegli accampamenti, non potremo tollerarlo", ha detto il premier durante un dibattito con gli studenti dell’Università di Oxford. "Se i previsti sviluppi non si concretizzeranno nel giro di pochi giorni, dovremo occuparci da soli della situazione".
La Turchia avrebbe ammassato centomila i soldati sul confine con l’Iraq: lo riferisce il sito turco di informazione Sabah, aggiungendo che in queste ore convogli militari starebbero portando sul confine grandi quantitativi di armi pesanti e rifornimenti per le truppe. Aerei caccia F-16 ed elicotteri militari sono già sul posto. C’è comunque incertezza sul numero di soldati stanziati nella zona per un possibile attacco oltre frontiera contro i militanti indipendentisti del Pkk, con il Pentagono parla di circa 60mila uomini. Il parlamento di Ankara ha approvato già eventuali operazioni militari oltre confine. Ma ieri il governo turco ha fatto sapere che esperirà i canali diplomatici prima di lanciare un eventuale attacco militare per schiacciare i ribelli. Erdogan ha anche detto che darà pochi giorni agli Usa per cercare di bloccare i guerriglieri del Partito dei Lavoratori Curdi che operano nel Kurdistan iracheno. Il premier ha ripetuto che il suo governo ha concordato con quello iracheno con l’importanza che quest’ultimo compia passi concreti per mettere fine alle attività dei ribelli nel nord del Paese. "Il fatto che ciò non stia avvenendo rende inevitabile la possibilità che la Turchia faccia ricorso al proprio diritto all’autodifesa". "Se necessario, se quei passi saranno compiuti, (l’operazione militare) rispetterà la legge internazionale, colpirà solo i terroristi, non i civili".