Placido: «Milano nuova capitale del cinema»

AGGIORNATA Per l’attore e regista pugliese, la città dispone di tecnologie e operatori all’avanguardia

«Una grande scuola di cinema europeo». Il sogno dei cinefili meneghini prende forma nelle parole di Michele Placido, a Milano per girare il film su Renato Vallanzasca, interpretato da Kim Rossi Stuart, e ospite alla Terrazza Martini dell'assessore alla Cultura del Comune, Massimiliano Finazzar Flory . «Milano - incalza l’attore-regista pugliese - potrebbe rappresentare la svolta del cinema italiano. I tecnici che stanno lavorando al mio film sono tutti bravissimi, molto più dei romani, più aggiornati, più avanti, soprattutto nell'utilizzo delle tecnologie avanzate nel cinema. Questo potrebbe essere il punto di partenza per investire nel cinema del futuro - prosegue - perchè la conoscenza del nuovo si impone a livello internazionale e questo fa la differenza con Roma, dove si fa ancora un cinema secondo canoni tradizionali». Legato «sentimentalmente» al capoluogo lombardo soprattutto per il bel ritratto di Giorgio Ambrosoli, che ha confezionato sulla figura dell'avvocato assassinato su mandato del finanziere siciliano Michele Sindona, Placido (che sta lavorando parallelamente a un progetto teatrale su di lui, ma ha anche in cantiere un thriller gotico sulle chiese ortodosse, ambientato a Parigi e interprete Jean Reno), ripercorre attraverso la citazione dei suoi film e personaggi piu famosi (tra gli altri Un Eroe Borghese, Romanzo criminale, L'ispettore Cattani), i temi sociali che rimandano al suo impegno civile. «Probabilmente siamo in un momento in cui il personaggio di antieroe di Vallanzasca - che Kim Rossi Stuart ha voluto incontrare e con cui ha parlato a lungo - può far riflettere sulla decadenza sociale di quegli anni, una decadenza che ritrova un riflesso anche oggi. Renato Vallanzasca, una sorta di personaggio del Dostoevskij di Delitto e Castigo, rappresenta infatti il culmine di un malessere generale della “Milano da bere“ degli anni '80, in cui la droga circolava a fiumi e la mafia aveva una forte connessione con la politica. Ancora oggi numerosi i punti di contatto e per questo mi sembra interessante fare una “puntata“ nella sua vita». Dopo le riprese iniziate lo scorso novembre (il film non ha avuto contributi dal ministero ed è invece finanziato dalla Fox - «gli americani, in questi casi, sono più coraggiosi» - con una partecipazione tedesca e spagnola), in questi giorni Placido con la sua troupe sta girando nella zona in cui viveva il criminale da giovane, in quella via Padova dove ha trovato la calda accoglienza di tanti pugliesi, come lui, emigrati al Nord. «Le riprese proseguiranno anche con una ricostruzione in studio che richiami alla memori personaggi e luoghi vissuti intensamente in quegli anni, tra cui anche la Terrazza Martini, per fare da cornice all'uomo Vallanzasca, con la consapevolezza di non voler dimenticare come l'ambiente influisca e crei le condizioni per personaggio come lui, un ragazzo con una madre normale che ha consumato la sua vita nei primi trent'anni». Perché? «Un mistero... E io come regista voglio raccontare tutto questo, raccontare una storia difficile e avere il coraggio di farlo. In fondo, tutti i personaggi di Shakespeare sono tragici, difficili, ma pensati per tirar fuori una morale». Peccato, confessione, perdono: tutti sentimenti che rimandano al cristianesimo, che Placido si impegna a restituire laicamente nella «radiografia» e nella spiritualità di un criminale visto nella sua semplice umanità.