Planeta, il pieno di grandi etichette

Un nome un pianeta. Anzi, un Planeta. Azienda multiforme, con terreni in tutta la Sicilia, protagonista anni fa della stagione della grande crescita dell’enologia isolana e da allora sempre costante sulla strada della qualità a giusto prezzo, con una carta in bilico tra la filologia e mercato, tra autoctoni e internazionali magnificamente interpretati.
Nel raccontare i vini Planeta l’unico problema è come procedere. Per uve? Per filosofia? Per gamma di prezzo? Per territori? Abbiamo scelto la geografia. Quattro territori (più un quinto in arrivo) in varie zone della Sicilia. La casa madre è a Menfi, in contrada Dispensa, dove si trovano due delle cinque cantine, biblioteca tematica, amministrazione, e le abitazioni di famiglia. La produzione è dedicata i cru rossi: il Merlot che fu tra i primissimi vini Planeta a imporsi, ancora oggi straordinario nel naso cedrato e balsamico e nell’eleganza in bocca; il grandioso Syrah, uno dei migliori d’Italia (e se un tempo erano poche le etichette di questa tipologia, ora la concorrenza è agguerrita); e il Burdese, che fa rima con bordolese: Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc in un concentrato di classe pura. Spostiamoci nella non lontana Sambuca, terra di bianchi. E che bianchi: lo Chardonnay che è ormai quasi proverbiale per il naso enciclopedico e per lo spessore in bocca; il Cometa (da uve Fiano in purezza) che è il nostro preferito in assoluto, con un naso che è la sicilianità fatta vino e una sapidità straordinaria in bocca. Da Noto, nella Sicilia occidentale, arriva invece il Santa Cecilia, il titolo più noto dello scaffale più recente di Planeta, quello che predilige gli autoctoni: qui un Nero d’Avola in purezza di raro lignaggio. Bella sorpresa il Cerasuolo di Vittoria dalla Cantina Dorilli. Trascuriamo per ragioni di spazio le tante altre etichette, tutte comunque degne di acquisto e di assaggio. E tra qualche anno arriveranno vini Planeta anche dall’Etna. Li attendiamo con ansia.