Plastica contaminata da Genova alla Cina

Scarti non trattati venivano prelevati da ditte del Nord Italia e spediti in Oriente grazie a intermediari cinesi

(...) a 49 decreti di perquisizione nelle ditte che avrebbero fornito illegalmente rifiuti a titolo gratuito o facendosi pagare. La magistratura genovese ha emesso due decreti di sequestro preventivo nei confronti di altrettante società. Tra i 49 indagati figurano anche responsabili di ditte di spedizioni, rappresentanti di società produttrici di materiale plastico, consulenti ambientali e titolari di laboratori di analisi. Per tutti l'accusa è di traffico illecito di rifiuti in concorso.
Ecco come avveniva il traffico di rifiuti organizzato dalla ditta «Kandi» che aveva sede a Paderno Dugnano in provincia di Milano e sede operativa a marnate in provincia di Varese. Alcune persone che fungevano da intermediari andavano presso ditte del Basso Piemonte, Lombardia e nel Veronese e si offrivano di acquistare il materiale di scarto che diversamente tali aziende avrebbero dovuto smaltire in siti appositi e con costi previsti dalla legge. A questo punto gli intermediari che facevano capo alla ditta «Kandi», attraverso documenti falsi, concentravano grandi quantità di tali rifiuti (materiale di vario genere come plastica di bottiglie, cd rotti, schede di ricarica di telefoni, pezzi di autovetture e cose simili) fino al porto di Genova Voltri dove con la complicità di uno spedizioniere i container venivano inviati nella Repubblica Popolare Cinese. Titolare dei traffici in Oriente era la ditta «Kari International Import Export Waste Material Trading e Co», con sede a Hong Kong, che virtualmente acquistava tali materiali per poi rivenderli in Cina «come materia prima secondaria».
In pratica attraverso i documenti falsi risultava che i rifiuti erano stati lavorati e trasformati in amteria prima, ma questo non era vero. «In questo modo venivano elusi i rigidi controlli italiani e anche quelli cinesi», spiega il colonnello Michele Sarno comandante del gruppo Tutela ambientale di Treviso, responsabile del Noe per il nord Italia.
Secondo i carabinieri il traffico fruttava almeno un milione di euro all’anno per un volume di affari di sei milioni. Inoltre andava avanti da 4 anni. I rifiuti di plastica, anche contaminati da sostanze chimiche, venivano poi utilizzati da fabbriche della regione cinese del Guandong per produrre giocattoli da esportare nuovamente in Europa. Giocattoli privi di qualsiasi norma di sicurezza e pericolosi per i nostri bambini. Le ditte cinesi acquistavano i rifiuti a un prezzo anche sei volte superiore di quello originario. «Purtroppo la Cina sta diventando una meta molto ambita dalle organizzazioni criminali per smaltire illegalmente rifiuti nocivi», ha commentato ieri Ermete Realacci presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera. «Sempre più spesso arrivano segnalazioni di container, che una volta svuotati dalle merci provenienti dalla Cina, vengono poi riempiti di rifiuti per il viaggio di ritorno. »È un'emergenza ambientale, sociale e sanitaria di proporzioni sempre più vaste. Un plauso va sicuramente rivolto ai Carabinieri che con il loro lavoro sono riusciti a fermare, anche in questa occasione, un traffico criminale di notevole importanza».