La platea di Cl fischia Rutelli: non si fida di lui

nostro inviato a Rimini
Non è uno sprovveduto, Francesco Rutelli. E la battuta se la tiene lì pronta per un’ora buona. Resistendo pure alla tentazione di replicare ai primi fischi - i più sonori - che l’accolgono all’ingresso in sala. Poi, quando verso la fine del suo intervento dalla platea si alza come un colpo di gong il grido «vattene», stoppato sul nascere dal presidente della Compagnia delle Opere Raffaello Vignali, il leader della Margherita la butta lì. «Quando un uomo pubblico si trova di fronte a migliaia di persone - dice sornione - sa che ci possono essere anche i fischi. D’altra parte, fare riunioni in casa nostra sarebbe terribilmente noioso».
Battute a parte, però, la partita del vicepremier alla sua seconda volta al Meeting di Rimini è improntata alla cautela. Perché gli strascichi dei fischi a Paola Binetti non sono stati affatto dimenticati e l’ingresso di Rutelli nella sala che ospita oltre duemila ciellini ne è la dimostrazione più lampante. Piccolezze rispetto alle migliaia di ragazzi che ieri partecipavano a mostre e appuntamenti culturali, ma questo sarà quello che resterà di questa edizione della kermesse riminese di Cl. Che fischia il leader della Margherita pochi istanti dopo il suo ingresso nell’auditorium, esattamente quando la sua immagine rimbalza sul maxischermo. Saliti sul palco sono applausi, per lui e per Giuseppe Pisanu, che durante il suo intervento a più riprese incassa il plauso del pubblico. Poi, di nuovo qualche fischio e qualche «buu» e l’ultima schermaglia con tanto di «vattene» e «a casa» prontamente interrotta da Vignali. Insomma, se quello di Rimini è il palco da cui rilanciare il dialogo tra i poli - confronto promosso con forza anche dei vertici di Cl e Cdo - non c’è dubbio che il popolo ciellino nutra sul punto più d’una perplessità. Perché pure quando non sono fischi, la diffidenza verso Rutelli è palpabile. E se ne rende ben conto anche lui, che gioca contratto, spesso sulla difensiva e evitando accuratamente di lanciarsi alla ricerca di qualche applauso che rischierebbe di non arrivare.
È Vignali ad aprire il confronto tra Unione e Cdl, alla ricerca di «una politica più attenta all’interesse comune che a se stessa». E Pisanu raccoglie, perché «i politici hanno il dovere di proporre una riflessione». «In un Paese diviso a metà come il nostro - spiega il senatore di Forza Italia - il dialogo è possibile a condizione che si riconosca pari dignità e peso politico ai due programmi a confronto». La sintesi l’ex ministro l’affida a un proverbio sardo: «Se vuoi che il dialogo si mantenga, bisogna che un piatto vada e che un piatto venga». Ma senza risparmiare critiche alle «misure fiscali illiberali» di Vincenzo Visco. L’applauso è scrosciante.
Tocca a Rutelli, che però non scalda. Se non quando parla delle liberalizzazioni «che servono a fare correre il Paese». «Tirate fuori quello che ci proponete per fare di meglio», dice rivolto a Pisanu. La platea replica con molti mugugni e qualche fischio: «Basta, smettila, vattene». Immediato l’intervento di Vignali: «Se non siete d’accordo non applaudite, ma qui al Meeting non si fischia. Se ci sono persone che non sono qui per ascoltare possono accomodarsi fuori». Rutelli, però, non si scompone troppo. D’altra parte, qualche minuto prima il suo commento ai fischi alla Binetti era stato oltremodo benevolo: «Anche dalle cose non positive si può apprendere qualcosa di buono».
Fischi a parte, il confronto tra i cattolici dei due schieramenti prosegue. «Bisogna costruire le condizioni per civilizzare il confronto tra i poli», spiega Rutelli prima di lasciare il Meeting. E il prossimo passo sarà alla festa della Margherita di Caorle, dove oltre a Silvio Berlusconi (il 5 settembre) ci sarà anche il governatore lombardo Roberto Formigoni (l’8), invitato proprio ieri da Renzo Lusetti. Non è un caso che Maurizio Lupi mostri un cauto ottimismo. «Condivido - spiega il deputato azzurro e pontiere formigoniano a Montecitorio - quanto detto da Pisanu sul riconoscimento reciproco. E mi auguro che le aperture di Rutelli non rimangano solo un buon proposito ma possano segnare l’inizio di una nuova stagione della politica italiana».
Adalberto Signore