Platea delusa sulla laicità Grillini: «Piero reticente»

Sui temi etici un’altra crepa nel rapporto con la Margherita E la Finocchiaro incorona la Bindi: «Ha coraggio»

nostro inviato a Firenze

I post e neo democristiani della Margherita non vogliono morire socialisti assieme alla Quercia, e questo è certo. Ma anche i post comunisti dei Ds hanno una gran paura di morire baciapile coi Dl. Lo si capisce dalle reazioni della platea congressuale del Mandela Forum ogni volta che il tema della laicità, dei rapporti con i cattolici, delle questione etiche fanno capolino negli interventi dal podio. Lo scontro più duro tra la maggioranza fassinian-dalemiana e la minoranza di Gavino Angius, ad esempio, si consuma proprio su questo terreno: i delegati della Terza mozione avevano presentato un ordine del giorno che difendeva fieramente i valori della laicità contro l'offensiva del bigottismo cattolico, ma gli altri hanno fatto muro, per far passare un testo assai più morbido.
Piero Fassino prende il tema con le pinze, nella sua replica, parla di «un partito in cui possano convivere credenti e non, in cui non ci si unisce in nome della fede ma di un progetto». E spiega che «la strada è una sola, confrontarsi per giungere a sintesi condivise», aprendo nientemeno che «un nuovo confronto tra fede e ragione», nella sede del Partito democratico. Ora, siccome si è visto a che razza di «sintesi condivisa» ha portato il confronto sui Dico (nel frattempo affondati con tanto di crisi di governo annessa), l'argomento non fa grande presa. E Franco Grillini insorge: «Sul tema centrale di questo congresso, la laicità, Fassino è reticente e deludente. E forse non poteva essere altrimenti visto che ci si avvia a una unificazione con un partito confessionale». L'ex leader di Arcigay contesta al segretario di «essersi limitato a ribadire la necessità di soluzioni condivise, il che significa che su divorzio breve, eutanasia, coppie di fatto, ricerca scientifica, Dico non si farà nulla perché c'è il veto di Rutelli».
Ci prova anche Anna Finocchiaro a rassicurare la platea, cercando di spiegare che dentro la Margherita è l'anima ex democristiana dei popolari a prevalere su quella di Binetti, Bobba e compagnia cantante: «Il problema non è la convivenza per esempio tra me e un esponente dei teodem, la soluzione va trovata in un rapporto costruttivo e fecondo tra noi e quei 60 parlamentari cattolici» che firmarono l'appello anti-Binetti (e Rutelli) a sostegno dei Dico. E la Finocchiaro trova anche un'eroina da indicare al popolo della Quercia come presidio laico contro le pressioni dei vescovi: «Lasciatemi dire che il coraggio vero dell'innovazione e la testimonianza di laicità di fronte all'offensiva della Cei non l'abbiamo data noi, per cui era relativamente facili, ma Rosi Bindi». Convince i suoi? Mica tanto. Dal podio di Firenze ci prova anche Giuliano Amato a insinuare il dubbio nell'anima anti-clericale della sinistra, volando come sempre molto alto. «Sbaglia chi ritiene che la laicità possa portarci a un assoluto senza limiti, i limiti esistono per tutti. Anche i laici come me devono ammettere che ci sono delle Colonne d'Ercole. Ed è davvero scoraggiante chi ritiene che l'incontro tra il riformismo di matrice cattolica e quello di matrice socialista sia ostativo alla costruzione del partito unico».
Ma da fuori, un altro ex socialista come il leader dello Sdi Borselli infierisce: «Il nascente partito democratico non è solo più arretrato dei socialisti europei, ma anche dei democratici americani e persino di Bayrou, che si è pubblicamente espresso a favore dei matrimoni e delle adozioni omosessuali. La verità è che guarda più Oltretevere che Oltreatlantico».