La platea fischia il Fli E anche i colonnelli fanno la voce grossa

MilanoMa allora si va al voto o no? La domanda, formulata in modo vario, torna più volte al Castello Sforzesco, sul palco della festa del Pdl. Gli interrogati sono i tre coordinatori del Pdl, Sandro Bondi, Ignazio La Russa e Denis Verdini. A intervistarli quattro giornalisti: Francesco Verderami del Corriere della Sera, Amedeo La Mattina della Stampa, Marco Conti del Messaggero e Aldo Forbice di Zapping su Radio1.
La platea rumoreggia, si scalda, fischia appena sente nominare Antonio Di Pietro, Gianfranco Fini, Futuro e libertà. Viene giù la sala quando un giornalista ipotizza un accordo elettorale con il partito di Fini. «Buuuh!». La Russa fa il moderatore: «Silenzio, lasciate parlare!».
Il Carroccio spinge sull’acceleratore elettorale. Umberto Bossi e Roberto Maroni erano attesi alla festa, invece non sono venuti. La partecipazione a distanza è avvenuta con un’intervista al Corriere di ieri, in cui il ministro dell’Interno dice che ci sono tre settimane di tempo per capire se può arrivare alla fine della legislatura o se si va al voto.
I tre coordinatori, con sfumature diverse, spiegano la linea: massimo senso di responsabilità ma senza accettare mosse sleali. La Russa sostiene che «non è deciso per nulla che si vada a votare, anzi!». Parole interrotte da forti applausi, sembra che il Popolo della libertà non abbia voglia di tornare alle elezioni. Il coordinatore completa il concetto: «Se avessimo di mira solo il nostro interesse, noi stessi come partito, allora dovremmo tornare al voto domani, ma noi abbiamo a cuore l’interesse del Paese».
Bondi sottolinea senza troppo ottimismo che la sorte della legislatura è in mano agli uomini di Fini: «Se ci fosse un atteggiamento positivo di Futuro e libertà, le cose potrebbero andare avanti lo stesso. Il problema è se ci sarà un dissenso costruttivo». Fin qui, assicura Bondi, niente di male: «Ma temo che ancora oggi il pensiero nascosto sia di logorare l’azione di governo». Lascia prevalere lo sconforto: «Viviamo in un Paese orribile, per un anno c’è stata una campagna di fango indegna, incivile e intollerabile verso il presidente del Consiglio».
Verdini ammonisce i finiani a non tirare la corda: «Noi abbiamo senso di responsabilità, ma nessuno se ne può approfittare. Ciò che hanno fatto Fini e i finiani sconfina nell’irrazionalità: dopo avere vinto una lotta con la sinistra, Fini ci mette in ginocchio!». Il coordinatore del Pdl è convinto che sia necessario arrivare al dunque, dentro o fuori: «Non è possibile concedere tempo, perché fa danno a noi. Non facciamoci prendere in giro, non possiamo mostrare responsabilità, prudenza e razionalità verso chi non ne ha, verso chi volesse buttare in aria il Pdl». Conclusione: «Il Pdl è pronto alle elezioni».
Il voto in primavera sembra ineluttabile, anche se lo spauracchio maggiore è un governo cosiddetto tecnico per cambiare la legge elettorale. Basta un accenno per sollevare le proteste dei militanti in sala, l’aria si riempie di fischi. «Abbiamo l’unica opposizione al mondo che ha paura del voto!» dice Bondi. «Dobbiamo attrezzarci per avere più successi della Lega» arringa La Russa.
Si discute del caso Sicilia. Bondi parla di «fenomeno degenerativo», «peggiore trasformismo», «metafora della vita politica italiana». C’è il rischio che qualcosa di simile capiti anche a Roma? Bondi attacca: «Sono giochi di potere senza prospettive. Se fallisce questo governo, fallisce l’Italia, perché non c’è alternativa». Quanto alla legge elettorale, «vorrei chiedere a Pd, Udc, a Fini, perché non vanno al voto mettendo al primo punto la legge elettorale». Il pubblico approva.
C’è un capitolo informazione. La Russa invita Aldo Forbice a candidarsi «se vuole fare comizi e non domande», poi critica Marco Conti del Messaggero. Il giornalista, invece di arrabbiarsi, ribatte sereno: «Questo conferma che il nostro è un lavoro difficile, forse più del vostro». Bondi esprime solidarietà al Giornale e a Libero: «Vengono chiamati infami dai colleghi per le loro attività d’inchiesta».