Platini dà i voti al mondiale «Non vedo l’anti-Brasile»

«I campioni sono da cinque stelle extra lusso. Viva Trinidad e Australia. E se fosse la volta dell’Olanda?»

Tony Damascelli

Contento, monsieur Platini?
«Di che cosa?».
Delle trentadue finaliste.
«Sì, molto contento. Viva l’Australia, viva Trinidad e Tobago. Lo sapete? Ieri era festa nazionale in quei Paesi. Il calcio è questo, il calcio bello, gioioso, di festa grande».
In Turchia la pensano diversamente.
«Non so che cosa sia successo esattamente dopo la partita con la Svizzera, se ne occuperà la commissione disciplinare».
Il calcio è anche business, fuori l’Uruguay, fuori i campioni d’Europa della Grecia.
«Siete davvero strani. Prima dite che il calcio deve proteggere le più piccole, che è ora di finirla con i privilegi riservati alle grandi. Poi, non appena una grande o presunta grande si defila allora protestate. Mettetevi d’accordo. L’Uruguay non ha meritato la qualificazione, sul campo. Questo conta, non il resto».
Parliamo delle trentadue.
«Parlo del Brasile, soltanto la nazionale brasiliana può perdere il mondiale. È la più forte di tutti, ha grandissime individualità e al tempo stesso un gruppo compatto. Non so se, come dice qualcuno, si divertano a giocare, so che divertono il sottoscritto».
Il Brasile più forte di tutti i tempi, da paragonarlo a quello di Pelè?
«Non lo so, di sicuro è il Brasile più forte degli ultimi venti anni. Chi lo ha visto nell’ultima Confederation cup ha capito il suo valore immenso».
Allora chi arriva secondo?
«Quelle di sempre e di mai. Prendete la Germania. Non è tra le mie favorite ma comunque si ritrova sempre in mezzo ai giochi. E l’Italia? Vale lo stesso discorso. Se è vero che non vincono è anche difficile batterle».
Ci sarà una favorita a sorpresa?
«L’Olanda, prima o poi dovrà vincerlo un mondiale».
E l’Inghilterra?
«Ha buoni giocatori, buona stampa, un buon mercato pubblicitario, vive di questi privilegi ma il calcio è sostanza non forza mediatica».
La sua Francia?
«Una grande incognita. Avevo previsto una nostra vittoria nel mondiale in Giappone e Corea e saltammo in aria. Mi ero ripetuto per gli europei, idem come sopra. Non la metto tra i favoriti».
L’Argentina?
«Come l’Italia e la Germania, capace di tutto».
Il Portogallo?
«Una volta aveva la sua banca in Togo e Angola, adesso la miniera è in Brasile».
Le piace il torneo a 32 nazioni?
«La Fifa deve sviluppare il calcio laddove non ci sono strutture e denari. Così Trinidad e Tobago ha la possibilità di arrivare alla fase finale, con un numero così aperto di partecipanti. L’alternativa sarebbe un torneo a 16, quello a 24 era ibrido. Non è vero che il torneo è faticoso. Se, come sempre, vince il Brasile, che ha tutti i suoi giocatori all’estero significa che conta la qualità e non il muscolo».
Quali errori non vorrebbe rivedere in Germania?
«Vorrei che le eventuali eliminazioni di Italia e Spagna non dipendessero dagli arbitri, così fate meno casino».
E Roma-Juventus?
«Non avevamo detto che si parlava di calcio internazionale? Se volete gli stadi pieni cercate di stare più tranquilli, l’anno scorso fu una brutta partita, non solo in campo».