Un plebiscito contro Prodi. Hanno firmato in 8 milioni

Tutti in fila ai gazebo azzurri, dai diciottenni ai pensionati. C’è chi versa 2.000 euro e chi lascia appunti per un buon governo: "Vogliamo meno tasse e più sicurezza"

da Milano

Prendete carta, penna e, in lettere, segnatevi questo numero: otto milioni. Ecco le firme degli italiani che seppelliscono Romano Prodi e il suo esecutivo. Qualcosa come cinquemila o poco meno cittadini che, in ogni minuto degli ultimi tre giorni, hanno messo nero su bianco la loro voglia di mandare a casa questo governo senza inciuci né accordi istituzionali.
Risultato «straordinario» chiosa Sandro Bondi. Aggettivo, quello usato dal coordinatore nazionale di Forza Italia, che non si riferisce solo all’assalto dei diecimila gazebo. Lo «straordinario» è nei fatti, nel concreto: «Ancora una volta Silvio Berlusconi ha ragione, i cittadini vogliono il voto». Commento azzeccato: otto milioni e passa di italiani reclamano il ritorno alle urne e, attenzione, «non sono solo di Forza Italia ma anche tanti elettori della Cdl che dicono basta con questo governo e questa politica».
Già, Prodi sepolto dalle firme raccolte da Forza Italia è la fotografia della voglia di un Paese che vuole dare (e subito) il benservito all’esecutivo. Un’Italia che, pazientemente, si è messa in coda e senza mostrare facce tristi perché, questa, è «la festa, la nostra festa della liberazione» annotano i cittadini indignati. File di pensionati e di diciottenni col sorriso a trentadue denti, con l’inno azzurro in sottofondo e un euro da versare nei salvadanai tricolori posti ben in vista a fianco di gadget per ogni gusto. Naturalmente, c’è stato pure chi al posto di un euro ha versato un assegno da duemila euro o chi ha lasciato a mo’ di offerta una tessera anno 2007 dei Ds, «mai più, con loro». Episodi avvenuti a Milano come a Roma. Mentre a Firenze c’è stato chi, un anziano ambulante, ha contestato un gazebo: parole grosse, volantini accartocciati e intervento della Digos.
Ma la festa non è stata rovinata. Mariastella Gelmini, coordinatore lombardo di Fi, così commenta: «Siamo felici, anzi di più. A Milano e provincia, ad esempio, abbiamo raccolto 430mila firme. E nei mille gazebo sulla regione ne abbiamo contate poco meno di un milione e 300mila». Dalla borsetta dell’onorevole escono foglietti con i desiderata dei milanesi: «Che chiedono? Un governo che si occupi del problema della sicurezza, delle infrastrutture e di ridurre le tasse». Per loro, come per tutti gli otto milioni di votanti. Il resto? «Tattiche, perdite di tempo di mestieranti della politica».
Virgolettato non sottoscritto dai notisti politici cari ai radical chic ma ripetuti parola per parola e virgola per virgola da chi, in un week end, con una firma ha siglato il fallimento di una stagione di governo. «Un nome e cognome, un cittadino indignato» concludono i pasdaran del Cavaliere, con tanto di telefonino che sulla cover, «naturalmente, autografata da lui», ritrae il Cavaliere. Che aggiungere? A guidare l’elenco degli anti-prodiani dopo la Lombardia ci sono il Lazio, il Veneto, la Campania, la Liguria, la Calabria. Mappa di un «no» che, tra l’altro, si è pure espresso online: 227mila. Una valanga firmata dal popolo. Una valanga di otto milioni, quella con gli zeri che pesano.