Pletnev celebra Shostakovic ma è un’occasione mancata

Ah, peccato. L'intenzione era buona. Chiamare a Lugano un grande pianista, Mickail Pletnev, passato da qualche anno alla direzione d'orchestra, a celebrare la sua Russia nel centenario della nascita di Shostakovic con la famosa Settima Sinfonia «di Leningrado», legata nella storia al famoso assedio della città che i tedeschi imposero dal 1941 lunghissimamente. E celebrare anche Radio Leningrado, punto di riferimento delle voci e delle notizie di quegli anni di fame e di freddo e di desolazione, con un originale radiofonico... Ma. Il solito ma. L'originale radiofonico, firmato da Sergio Ferrentino, voci amplificatissime con qualche spruzzo di suoni di musicisti in penombra, dura 35 minuti senza cambiamenti di registro espressivo, e si arriva un po’ rintronati e affaticati già all'inizio di questa sinfonia che di suo è lunga più d'un'ora. Poi ascende al podio Pletnev con la sua aria compunta di seminarista dell'ordine sacerdotale della Musica e sembra voler restare assorto in un mondo suo, i gesti sono brevi e spezzati come se la tecnica direttoriale non lo riguardasse, il discorso stenta a sciogliersi nel filtro d'una meditazione discontinua. L'orchestra si impegna, un po’ disorientata, fra sussurri e clangori. Alla fine, il pubblico premia il gran lavoro di tutti con applausi e chi non guarda le facce della gente all'uscita può pensare che sia andato tutto molto bene.