Plinio chiede a Ronzitti le scuse o le dimissioni

Lui ha già detto quello che pensa dell’«uscita» di Sanguineti. Mino Ronzitti, uno dei massimi sponsor del poeta che vuole fare il sindaco, si è stupito che qualcuno si sia stupito a sentir parlare di «odio di classe» da un candidato ufficiale dell’Unione: «È del tutto evidente - ha osservato - che nell'affermazione del prof. Sanguineti vi era il forte richiamo alla condizione di sfruttamento di milioni di donne e di uomini da parte di un potere economico opprimente che, assieme ai più elementari diritti dei lavoratori, nega loro la stessa dignità di esseri umani, in molte parti del mondo. Il richiamo alla “restaurazione dell'odio di classe” è chiaramente una metafora intellettuale e come lui stesso ha precisato, non vuole in alcun modo essere di incitazione alla violenza, ma piuttosto il richiamo alla necessità di recuperare la coscienza della propria condizione di sfruttati».
Il fatto è che quelle parole, in qualsiasi senso siano state dette, erano chiarissime. E tutti le hanno capite allo stesso modo. Da destra a sinistra. Soprattutto non possono essere scusate, in ogni caso, da chi di «professione» fa il presidente del consiglio regionale, un ruolo per definizione al di sopra di ogni parte e da sempre interpretato come tale (almeno stando alle sue stesse reiterate autocertificazioni) da Mino Ronzitti. Ecco perché Gianni Plinio, capogruppo di An in Regione e predecessore di Ronzitti sulla poltrona più nobile della Sala Verde, passa al contrattacco. R chiede che Mino scelga: o fa il politico, o fa il presidente di tutti. «O il presidente Ronzitti si dissocia ufficialmente dalle pericolose farneticazioni di Sanguineti, di cui è uno dei massimi sponsor politici, oppure si rende incompatibile con l’alto ruolo istituzionale che ricopre – ha tuonato ieri Plinio, chiedendo chiarezza al collega consigliere -. Porrò formalmente la questione in sede di ufficio di presidenza già convocato per giovedì prossimo e so che sarà sostenuta anche dagli altri capigruppo di minoranza. Che Edoardo Sanguineti, candidato a Sindaco di Genova nelle primarie del centro-sinistra, appartenga alla categoria dei cattivi maestri e degli attempati venditori di odio lo sospettavo da tempo: la sua esplicita istigazione all’odio di classe me lo ha confermato. Del resto che il campione degli ultracomunisti genovesi non sia nuovo ad uscite di questo genere sta il fatto che, qualche tempo fa, parlando in pubblico a Pavia ebbe modo di banalizzare la strage di Piazza Tien An Men in cui 1300 studenti cinesi furono massacrati dai miliziani con la stella rossa».
Quello di Plinio non è un banale atto d’accusa. Anche perché è la storia, recentissima, della sinistra in Regione, a mettere sotto accusa Ronzitti. Il precedente lo ricorda Luigi Morgillo, capogruppo di Forza Italia. «Ha ragione Plinio - si associa subito al collega di opposizione - quando chiede a Ronzitti di dissociarsi, aspettandosi una chiara ed esplicita condanna delle parole di Sanguineti. Oltretutto, nella precedente legislatura, per motivazioni assai meno gravi, la sinistra presentò una mozione di sfiducia nei confronti proprio dell’allora presidente Plinio, per un bigliettino privato nel quale Plinio si congratulava con l’europarlamentare Bruno Gollnish per il successo ottenuto da Le Pen alle presidenziali del 2002». Questioni di coerenza.