Il pm adesso si sente offeso dal Cavaliere E gli chiede 500mila euro di danni

L’ex procuratore del caso Mills, Robledo, fa causa al premier alla vigilia della sentenza. Berlusconi avrebbe criticato "l’inerzia" dei magistrati. La difesa invoca l'articolo 68 della Costituzione e la libertà d'opinione

Milano Cinquecentomila euro: 50mila per diffamazione e 450mila per danni morali. A tanto ammonta il risarcimento che il procuratore aggiunto della Repubblica di Milano, Alfredo Robledo, vuole da Silvio Berlusconi. Robledo si è rivolto ai suoi colleghi del tribunale civile di Brescia chiedendo che condannino il capo del governo per le dichiarazioni che Berlusconi nel 2006 rilasciò - nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi e poi in un’intervista a Radio Anch’io - dopo che lo stesso Robledo e il suo collega Fabio De Pasquale avevano chiesto il suo rinvio a giudizio per corruzione in atti giudiziari in relazione alla vicenda Mills.
«È assurdo - aveva detto tra l’altro il premier - che ci siano degli impiegati dello Stato pagati con i soldi dei cittadini che tramino contro il presidente del Consiglio che lavora per tutti gli italiani. È una infamità che si usino questi mezzi per convincere dei cittadini a scegliere un altro voto durante la campagna elettorale».
Le dichiarazioni di Berlusconi sono del 2006, la citazione per danni contro di lui porta la data del 15 marzo 2010. Perché Robledo abbia atteso quattro anni prima di intentare causa al premier lo spiega lo stesso procuratore aggiunto nella sua istanza: Robledo «si è risolto a promuovere solo ora la presente azione, nonostante la obiettiva gravità dei fatti, perché ha ritenuto di dover attendere l’esaurimento del processo nei confronti dell’avvocato Mills».

Il 25 febbraio 2010, infatti, la Cassazione aveva prosciolto l’avvocato inglese per intervenuta prescrizione. Il problema è che però è tuttora in corso il processo per la stessa vicenda a carico di Silvio Berlusconi, che è ormai alle battute decisive. E anche se formalmente Robledo non ha più ruoli diretti nel processo - dove a sostenere l’accusa è rimasto solo il suo collega Fabio De Pasquale - è intuibile come la citazione per danni da parte di uno dei pm titolari dell’inchiesta inasprisca ulteriormente il clima.

Nelle trenta pagine del suo ricorso, Robledo riporta ampi stralci delle dichiarazioni di Berlusconi. In particolare quelle in cui il Cavaliere accusa la Procura di Milano di non avere compiuto le rogatorie che avrebbero dimostrato la sua innocenza e di avere fatto partire la richiesta di rinvio a giudizio - approdata in diretta sui giornali - in piena campagna elettorale. «Giudici di magistratura democratica che sono la protesi della sinistra nella magistratura», aveva detto il premier.

Robledo nell’atto di citazione afferma di non essere «mai stato iscritto ad alcuna corrente della magistratura, in particolare non ha mai aderito alla corrente di Magistratura democratica, e soprattutto non è la protesi di alcuno! (...). L’accusa formulata dall’on. Berlusconi contro il dott. Alfredo Robledo, la più grave che possa essere portata nei confronti di un magistrato, quella di avere piegato la funzione giudiziaria ad interessi politici di parte, prendeva lo spunto dalla falsa notizia dell’asserita inerzia dei due pubblici ministeri titolari delle indagini». Notizia falsa, sostiene Robledo, perché in realtà la rogatoria alle Bahamas era stata già avviata da tempo.

Insomma, dice Robledo, Berlusconi «diffondeva notizie false al solo scopo di offendere l’odierno attore mettendolo in cattiva luce presso l’opinione pubblica» e provocando in questo modo «la lesione dell’onore, della reputazione, dell’immagine personale e professionale e del decoro» del magistrato milanese.
Giovedì scorso i legali del premier si sono costituiti in giudizio chiedendo al giudice di respingere l’istanza di Robledo: le affermazioni rese da Berlusconi sarebbero infatti coperte dall’articolo 68 della Costituzione, secondo cui i parlamentari non sono perseguibili per le opinioni espresse nell’ambito del loro mandato.