Il pm: «Arrestate Riva e i suoi figli»

Piero Pizzillo

Un anno e sei mesi di arresto (e non di carcere trattandosi di reati contravvenzionali) per ciascuno dei quattro maggiori imputati, cioè Emilio Riva e i figli Fabio Arturo, Claudio e Nicola, pene minori per cinque dirigenti (da 40 giorni a un anno), nonchè cinque assoluzioni per avvenuta prescrizione nei confronti di altrettanti funzionari, sono stati chiesti alle 14 di ieri dai pm Vittorio Ranieri Miniati e Francesco Cardona, nel processo a carico dei proprietari, direttori di stabilimento e tecnici dell’Ilva di Cornigliano, accusati di inquinamento ambientale per le esalazioni nocive alla salute pubblica prodotti dalla cokeria e dall’altoforno. Le richieste sono state accolte favorevolmente da Cristna Pozzi, «battagliera» presidente dell’Associazione di Cornigliano, assistita dagli avvocati Stefano Savi e Roberto Damonte (sostituiti ieri dalla collega Micaela Calzetta), che ha dichiarato: «Espriamo molta soddisfazione perchè il giudice Luisa Carta ha respinto la richiesta di oblazione del gruppo, così riconoscendo valore alla tutela della salute della popolazione di Cornigliano. Per quanto riguarda l’istanza di condanna da parte dei pm, ci rimettiamo alla quantificazione del giudice, per noi è importante che venga inflitta una pena non solo per il riconoscimento del danno, ma perchè sia anche di monito per il futuro, perchè dobbiamo convivere con i Riva ancora per 60 anni». L’avvocato Stefano Bigliazzi parte civile per Legambiente, dopo aver condiviso l’impostazione dell’accusa su condanne e proscioglimenti, ha chiesto un risarcimento simbolico di 100 mila euro, per il danno arrecato all’ambiente. Nessuna dichiarazione da parte dei difensori Enrico Scopesi, Paolo Sommella, Mucciarelli e Raffaelli. «Non si commentano le sentenze, nè tantomeno le richieste», ha detto il primo. Sentiremo quello diranno in aula a partire da oggi, data prevista per la discussione.
Riepilogando, le richieste per i quattro Riva riguardano le esalazioni inquinanti per emissioni moleste di idrocarburi nocivi alla salute pubblica (articolo 674 del codice penale) e l’aver tenuto in attività l’impianto in carenza di autorizzazione. Per il direttore Giuseppe Frustaci è stato chiesto un anno, per Gianluigi Frascarolo, responsabile dell’area a caldo, un mese e 10 giorni, stessa pena per Giovanni Repetto e Lorenzo Mongiardini,procuratori speciali per l’ambiente, nonchè per Franco Antonio Risso.