Il pm: «Arrestate gli uomini di Marta»

(...) stampa fiume ha cercato di distendere il suo animo fumandosi una sigaretta. Lei proprio non riesce a vederceli due dei suoi assessori e il suo collaboratore più diretto coinvolti in una tangentopoli al pesto.
Eppure ieri mattina la Guardia di Finanza ha fatto irruzione negli uffici della giunta comunale genovese e controllato negli archivi e sui file dei computer, facendo seguito alle anticipazioni pubblicate dal settimanale Panorama che aveva scritto come, intorno alle mense scolastiche di Genova, stesse orbitando un’inchiesta guidata dal pubblico ministero Francesco Pinto. Una indagine che si allargherebbe poi ad altre città guidate sempre da amministrazioni di centro sinistra, ma che comunque avrebbe in Genova il suo ombelico. La vicenda giudiziaria sarebbe partita nel 2006 e si andrebbe verso la stretta finale. Oltre ai nomi dei collaboratori del primo cittadino spuntano altri inquisiti di «lusso»: l’ex dirigente delle finanze della Regione Giuseppe Profiti e gli ex consiglieri comunali dei Ds Claudio Fedrazzoni e Massimo Casagrande. Inoltre nel registro degli indagati sembra essere stato inserito anche Roberto Alessio, imprenditore piemontese a capo della ditta vercellese Alessio Carni. Per sei dei dieci indagati il pm ha chiesto la custodia cautelare in carcere.
Quello che emergerebbe dagli elementi investigativi raccolti, anche con numerose intercettazioni telefoniche ed ambientali, sarebbe un comitato d’affari finalizzato ad ottenere gli appalti delle mense del Comune, dove l’ente locale risulta essere parte lesa. Si parla di un giro di affari da milioni di euro riferiti ad accordi intrapresi nel 2005 con l’allora giunta Pericu, ma sembra che ci fossero accordi in corso anche per nuove aggiudicazioni.
Marta Vincenzi direttamente non è coinvolta, ma ha sulle sue spalle il peso politico della vicenda ed il suo volto teso, che fa intravvedere anche un certo senso di smarrimento, ne è conferma: «Una cosa che mi rattrista perché purtroppo subiamo la ricaduta di una situazione che non ci competerebbe- ammette super Marta-. Speriamo di poterla superare senza traumi particolari». Massimiliano Morettini e Paolo Striano all’epoca dei fatti erano consiglieri comunali ma senza incarichi nella squadra dell’ex sindaco. Il primo era consigliere del gruppo Democratici di Sinistra, l’altro il capogruppo della Margherita e segretario cittadino del partito, mentre Stefano Francesca all’epoca non occupava incarichi pubblici.
La vicenda giudiziaria riguarda appalti attraverso i quali il Comune ha esternalizzato i servizi delle mense scolastiche, la manutenzione degli impianti e la pulizia. Il metodo di corruzione non sarebbe passato attraverso l’«antica» mazzetta, ma con consulenze esterne per società private ed enti pubblici non liguri. «Mensopoli» potrebbe avere così una ricaduta politica di rilievo sul futuro dell’amministrazione di Tursi, anche perché fatto salvo Striano, Morettini e Francesca sono stati due «deux ex machina» della Vincenzi durante la campagna elettorale dello scorso maggio. Suoi collaboratori diretti che poi il sindaco ha voluto con sé in ruoli chiave dell’amministrazione. Cadendo loro, dal punto di vista politico, cadrebbe in parte la forza politica della Vincenzi che ora deve cercare di limitare i danni, «non sono preoccupata sulle possibili ricadute che l’inchiesta potrebbe avere rispetto a quella che è stata la mia campagna elettorale - ha precisato -. I miei collaboratori non si sono mai occupati dei finanziamenti della stessa, di tutto questo si occupavano i partiti». Volto perplesso quello del primo cittadino che tiene a precisare come dal suo arrivo siano cambiati i metodi per gli appalti e non sia stato bandito ancora nessun appalto per le mense: «In forte discontinuità con il passato- ha precisato- è stata intrapresa una revisione di tutte le attività legate agli appalti ed in particolare al settore interessato: sono i dirigenti tecnici ad assumere decisioni svincolando la parte politica da quella tecnica, assicurando così un avvicendamento completo negli incarichi di chi si occupa di appalti».
Il volto di Marta non è certo sereno, rattristata da quello che sta accadendo attorno a lei proprio alla vigilia di una due giorni importante che avrebbe dovuto mettere in cartolina Genova ed al centro della foto, magari, anche il suo sindaco donna. La visita del Papa minata da un’inchiesta giudiziaria stordisce ancora una volta l’immagine nazionale del capoluogo ligure ormai alla ribalta per cronaca giudiziaria: «Non è la prima- ricorda il sindaco-, dal porto, alla sanità, alle mense, è un periodo non semplice ed è triste che di noi si parli soprattutto per vicende di questo genere». La Vincenzi non vuole scagliarsi contro il lavoro della magistratura ma il suo dubbio lo avanza: «Il fatto che questa fuga di notizie sia avvenuta a due giorni dalla visita di Benedetto XVI mi fa riflettere» commenta, quindi cerca di allargare il quadro alla situazione del Paese: «Qui, o si ammazza il cambiamento o non lo si riconosce- ragiona-. Dobbiamo fare un’analisi profonda. Mi sfugge qualcosa, ritengo impossibile che possano ancora accadere cose di questo genere».
Che cosa potrà accadere a Genova è quello sui ci si interroga negli ambiti del centrosinistra. La conferenza stampa fiume del sindaco ha fatto seguito ad una riunione della giunta a cui hanno partecipato, a detta del primo cittadino, tutti i componenti della sua squadra (anche se all’uscita i due interessati dall’inchiesta o hanno preso un’altra porta o si sono nascosti sotto il tavolo). Intanto, Morettini, Striano e Francesca hanno dato le loro dimissioni dagli incarichi di giunta, «dimissioni sospese fino a quando non verrà verificata la loro responsabilità ed il loro coinvolgimento - precisa la Vincenzi- perché qui non ci sono avvisi di garanzia. Quando arriveranno allora ne riparleremo. Chi si è macchiato di errori o ha commesso delle sciocchezze, risponderà di quello che ha fatto anche in termini politici».
Nessuna difesa ad oltranza per gli uomini della squadra, dunque, ma prudente attesa sulle indagini coordinate dal pm Francesco Pinto: «Ad oggi abbiamo avuto solo un decreto per le perquisizioni, nessuno può pensare che ci siano dei colpevoli».