Il pm cerca nuovi indizi contro la polizia

(...) La polizia però non chiese alcun arresto per il marocchino e gli esami del dna confermarono in brevissimo tempo che il sangue era dello stesso ragazzo, che si era ferito durante una rissa. Punto, pista chiusa. A quel punto restava solo Delfino. Il quadro indiziario, a quel punto, tornava a essere grave, essendo rimasto un solo sospettato. E allora ecco la nuova «lezione» di Zucca alla polizia, accusata di fare troppe critiche e di rovinare i rapporti tra le istituzioni: «Chiesi, tra gli sguardi di sufficienza degli investigatori, di non trascurare quell’elementare protocollo di indagine che impone di ricercare nella storia personale della vittima il possibile movente dell’omicidio e dissi che volevo comunque sapere quali fossero stati i movimenti di Biggi negli ultimi due giorni. Così siamo arrivati a Delfino».
Arrivati a Delfino, comunque, le strade si sono ancora una volta separate. La polizia, che raccoglieva indizi e aveva evidentemente imparato anche «quell’elementare protocollo di indagine» mettendo da parte «gli sguardi di sufficienza», chiedeva l’arresto. Il pm invece aveva una linea diversa. Il giudice per le indagini preliminari ha, tra i suoi compiti, quello di valutare le richieste di arresto, analizzare gli elementi portati dall’accusa. In quel caso Zucca anticipò questo giudizio, ritenendo che il gip non avrebbe concesso l’arresto. E non provò neppure a chiederlo. Scelta assolutamente legittima. Ma che ora lo porta nell’occhio del ciclone. Al di là delle parole del capo della squadra mobile. Il quale, contrariamente al pm, ha parlato una sola volta. A caldo, dopo l’omicidio di Sanremo.